mercoledì 21 agosto 2019

Sette concerti per salutare l'estate a Roma.

Non conosco miglior modo per combattere la malinconia da fine vacanze che dedicarsi a qualcosa che si ama fare.
Nell'attesa che vengano svelati i cartelloni dei concerti in programma tra autunno e inverno, in maniera tale da programmare qualche bel live (io, per ora, ho solo il biglietto per Capossela all'Auditorium l'8 dicembre), magari anche in trasferta (una cosa che mi piace molto organizzare), ecco qualche nome che può aiutare ad addolcire il rientro o, per chi non se n'è mai andato, la permanenza nella nostra bella e faticosissima città.

Quasi tutti i concerti che propongo sono nel weekend perché questo è e sarà sempre un blog WORKER FRIENDLY, conscio della cattiva abitudine romana di far iniziare i live ad orario indefinito e solidale con chi si sveglia all'alba (specie per fare un lavoro di merda, che richiede, quindi, il doppio di spazi extra-lavorativi felici per assicurare una buona qualità di vita).
Due location su sette, 'Na Cosetta Estiva e Parco Schuster, accomunano alcuni degli eventi.
Al Parco Schuster ci son stata già due volte quest'estate (Adriano Bono & Reggae Circus e Giancane): è uno spazio grande, ben allestito e facilmente raggiungibile anche con la metro San Paolo.
Di 'Na Cosetta Estiva non vi so dire: hanno avuto un periodo di chiusura a stagione già avviata, per qualche impiccio burocratico, ed è una location che finora ho guardato sempre con diffidenza perché ci si arriva attraverso una strada cittadina MA senza marciapiede. Riusciranno i nostri eroi a non finire nella cronaca nera de Il Messaggero solo perché volevano vedere un concerto ma non avevano la macchina per arrivarci?

  • CRISTINA DONA' e GINEVRA DI MARCO (venerdì 23 agosto @'Na Cosetta Estiva):
Eccole, le due meravigliose creature che mi faranno vincere per la prima volta ogni remora di arrivare a 'Na Cosetta. Straordinarie artiste, con Cristina Donà ho anche avuto modo di parlare un paio di volte a fine concerto e mi è sembrata una persona davvero squisita, positiva e attenta al suo pubblico. Saranno accompagnate da ottimi musicisti e, attraverso un crowdfunding a cui ho partecipato, hanno tirato fuori un cd di pochi pezzi ma bellissimi, che presenteranno, spero, per intero. Se cercate dolcezza VERA e non melassa buona solo per vendere dischi a gente col profilo facebook di coppia, siete nel posto giusto.


  • ALMAMEGRETTA (lunedì 26 agosto @'Na Cosetta Estiva): 
Li seguivo negli anni '90, la loro "Nun te scurdà" mi piaceva tantissimo. In seguito me li sono persi, ritrovando però il carisma di Raiz, il loro cantante, in qualche serata in cui si è esibito da solo (me ne viene in mente una bella al fu Circolo degli Artisti, in cui apriva per qualcuno che non ricordo. Di lui invece sì, mi ricordo... qualcosa vorrà dire). Anche nei periodi in cui la sua carriera è stata un po' appannata, se saliva lui sul palco non ce n'era per nessuno. E' un infausto lunedì ma se mi accorgo che il posto è facilmente raggiungibile (e magari non sono sola), mi piacerebbe riascoltarli.


  • GIUDA (venerdì 30 agosto @Parco Schuster): 
A quelli che mi dicono: "Eh ma li conosci tutti tu", voglio confessare una cosa: io, i Giuda, non li conosco. Però a) è venerdì, b) è gratis, c) Nerds Attack, tra quelli che leggo il sito coi live report più fighi, questa estate ha fatto una bellissima recensione del loro concerto a Villa Ada, scrivendo però che buona parte del pubblico sembrava composto di morti a fronte di una musica trascinante e vitale. Proviamo a vedere se questa volta va diversamente.


  • RICCARDO SINIGALLIA per RENOIZE (sabato 31 agosto @Parco Schuster):
Qui parliamo di un evento "de còre", che si tiene da ben 11 anni, cioè due anni dopo da quando un ragazzo di 26 anni di nome Renato Biagetti, alla fine di una serata sulla spiaggia di Focene, venne ucciso a coltellate da due giovanissimi perché etichettato come "comunista", per il suo impegno nel giro dei centri sociali. Renato adorava la musica, Renoize era il nome che si era dato tra i dj, ed ogni anno la sua famiglia e i suoi amici organizzano un evento per ricordarlo. In un periodo storico in cui a Roma a svariati ragazzi è bastato indossare la maglietta bordeaux del Nuovo Cinema America per farsi pistare di botte, esserci è sacrosanto, tanto più che sul palco, attivo da pomeriggio, la rassegna si chiuderà con un autentico fuoriclasse come Riccardo Sinigallia, che chi legge questo blog o mi conosce sa bene quanto io apprezzi e segua.


  • OMAR PEDRINI (giovedì 5 settembre @'Na Cosetta Estiva):
Omar Pedrini è l'uomo vissuto non due volte ma molte di più. A fronte di svariati problemi di salute, anche seri, non si è mai perso d'animo e ha sempre continuato a stringere i denti per poter tornare a calcare il palco. Anima poetica dei Timoria, chitarrista e autore di tutti i loro testi, come ha già scritto qualcuno supplisce con grinta e cuore a una voce e un'intonazione discutibili. Questo del 5 settembre, poi, è un concerto speciale: si celebrano i venticinque anni di un album storico come VIAGGIO SENZA VENTO (mi chiedo cosa succederà quando finiranno gli anniversari degli album belli usciti negli anni '90). Visto che Francesco Renga, la sua chioma e la sua voce ormai veleggiano per altri lidi, molto più pop, ci faremo andar bene anche la voce di Pedrini, visto che lui è rimasto il Timoria con l'attitudine giusta!


  • BOBO RONDELLI (sabato 14 settembre @Monk):
Di Rondelli ho finito da pochissimo di leggere la biografia, intitolata "Cos'hai da guardare". Avevo un buono Feltrinelli da spendere, ero un po' perplessa se destinarlo o meno a questo libro perché Rondelli stesso aveva dichiarato: "Quello che mi ha convinto a scrivere è stato soprattutto l'assegno anticipato dall'editore" ma alla fine l'ho comprato e devo ammettere che è un volume davvero delizioso, a tratti anche commovente nei capitoli che parlano dei suoi genitori o degli amici. Non so se quello che lo ha mosso è stato il denaro ma è venuto fuori un bel lavoro... magari si riuscisse a mettere tanto cuore nelle cose che facciamo solo per soldi! Rivederlo sul palco sarà un vero piacere tanto più perché al Monk, per quella data, si entra ancora con la tessera del 2018 e chissà, magari questo concerto sarà d'ispirazione per una gita a Livorno, città di provenienza di Rondelli, che le è molto legato, e che non ho mai visitato.


  • FRANCESCO MOTTA (sabato 28 settembre @Auditorium Parco della Musica):
Al 28 settembre l'estate, da calendario, sarà finita già da qualche giorno. Sarà fantastico entrare nella stagione più dolcemente malinconica dell'anno (e nella quale, di solito, Roma è più bella che mai) col concerto di un cantautore che stimo tantissimo, l'unico, insieme a Vasco Brondi, che riesco ad ascoltare nella generazione dei trentenni, l'unico che parla di sé ma parla anche un po' di me, tanto più grande di lui (ma non della sua compagna Carolina Crescentini... evidentemente, frequentare persone più adulte di lui gli apre cuore e mente!). L'ultimo concerto in Auditorium è stato grandioso, con la sua grinta è riuscito a far smuovere tutti anche in un posto che normalmente ingessa anche artisti più navigati. Staremo a sentire, intanto io vi consiglio di farvi un regalo e non perderlo.


venerdì 16 agosto 2019

Cosa conta davvero: la mia seconda volta a Budapest (e allo Sziget).

"E qualcosa rimane tra le pagine chiare e le pagine scure...": questo canticchiavo nella mia testa ieri, giorno di ferragosto, mentre percorrevo tirandomi dietro il trolley le strade deserte e assolate di quello che da un anno esatto è il mio nuovo quartiere.
De Gregori e una delle canzoni più belle della storia della musica italiana c'entrano per quel senso di dolce malinconia che ti lasciano la fine di ogni viaggio e tutti i ricordi che le si legheranno.
Quattro anni fa tornavo in un'altra casa, sicuramente meno amata dell'attuale, di ritorno dalla stessa meta: Budapest.
La malinconia era la stessa, quello che è cambiato è che adesso credo a qualche miracolo in più e, vi garantisco, per una persona diffidente come me credere in qualcosa è esso stesso un miracolo.
Ora credo che si possa affrontare l'ansia di partire con persone conosciute poco o per nulla e trovarsi benissimo, credo che si possa tornare in posti che ci sono rimasti nel cuore anche se le possibilità di farlo sembravano infinitesimali... e credo che, anche se tutti i siti di meteo dicono che pioverà, forse non succederà o non succederà quando dicono loro.
Andiamo con ordine: tutto quello che ho scritto quattro anni fa su Budapest vale ancora ma ho trovato la città abbastanza peggiorata per alcuni aspetti. In giro c'è tanta povertà e non di quella dignitosa ma di quella che sconfina nella miseria nera, che ti fa dormire su un cartone per strada di notte, che ti fa fare i bisogni a vista perché sei talmente ubriaco che non ti accorgi che ti vedranno tutti e, quasi certamente, neanche ti interessa.
C'erano anche quattro anni fa, i senzatetto, ma stavolta mi sono sembrati tanti e più disperati. I negozi brutti, carichi di merce altrettanto brutta, si susseguono senza sosta. Merci, merci, merci ovunque. Non abbiamo visto un solo esercizio carino, uno di quelli che ti fa dire: "Dai, entriamo a vedere cosa c'è dentro". No: alcoolici che costano pochissimo ovunque, dolci che trasudano olio di palma già solo a guardarli, vestiti usati, paccottiglia per turisti.
Restano i parchi, polmoni verdi tenuti benissimo, con le panchine di legno tutte intere e le altalene che funzionano (a Roma avrebbero spaccato tutto da tempo e nessuno si sarebbe curato di aggiustare, tanto l'idea è  che viene tutto distrutto di nuovo nel giro di poco), lo splendido Bastione dei Pescatori e la sua vista incredibile, il lungofiume di notte, con tanti giovani seduti a bere e chiacchierare in tranquillità, in un'atmosfera molto amichevole che mi ha ricordato un po' la Darsena di Milano nelle serate meno caotiche, le terme (sempre splendide le Gellert) che riescono a regalare una giornata di relax anche quando sono affollate, perché saranno anche ruvidi nei modi ma, a livello organizzativo, 'sti magiari sono imbattibili.







Veniamo poi al motivo principale che mi ha fatto programmare di vedere, anzi rivedere, la città di Budapest: lo Sziget Festival.
Non pensavo ci sarei mai ritornata: le amiche con cui ero partita l'altra volta, dopo l'esperienza mi avevano detto: "Tu sei pazza" ed io già mi stavo autoconvincendo che non fosse un posto per me, che ormai son vecchia, che devo fare cose più tranquille sennò divento ridicola.
CAZZATE, sono tutte cazzate.
E' bastato partire con altre persone (alle mie amiche voglio sempre tantissimo bene così come loro a me ma faremo altro assieme) e ho avuto la riprova che, sebbene il target di pubblico dello Sziget sia MOLTO più giovane di me, non è che non esistano persone over 40 che amano quell'atmosfera e non sono lì per mettersi i brillantini sul culo (true story, c'erano culi nudi ovunque, alcuni dei quali ricoperti di glitter) ma per costruire nuovi ricordi belli che parlino la lingua che amiamo e capiamo di più, quella della musica di qualità.
Mentre io pensavo a quanto ancora mi si riattiva facile il sogno di conoscere questo fantomatico uomo della vita in un concerto rock e programmare insieme un bellissimo matrimonio vestiti di nero, con le bomboniere di pelle e borchie e i confetti a forma di teschio, in due giorni (perché quest'anno abbiamo addirittura RADDOPPIATO i giorni di presenza) mi sono vista davvero dei bei concerti.
Io ero lì per Florence + The Machine, che si esibiva come headliner il penultimo giorno della rassegna. Lei resta sempre incantevole e amo la sua musica ma se, come dice, vuole prendersi una lunga pausa dai palchi dopo il concerto che farà nell'Acropoli di Atene a settembre, io non posso che esserne contenta perché, se è vero che mi mancherà programmare di andarla a sentire, il rischio che i suoi inviti al Cosmic Love diventino una macchietta è diventato altissimo.



I concerti più belli, in verità, li ho visti l'ultimo giorno del festival (che era il secondo per noi), quello di Johnny Marr, chitarrista degli Smiths, su tutti.
Passato lo straniamento di non udire la voce di Morrissey, è stato fantastico sentirgli cantare durante il suo set un bel po' di canzoni degli Smiths che davvero hanno fatto la storia, tipo "Bigmouth Strikes Again", "This charming man" e "How soon is now" e pure una riuscita cover di "I feel you" dei Depeche Mode. A un certo punto, si è disteso di schiena sul palco e si è messo a suonare la chitarra, guardando in aria a gambe incrociate, come chissà quante volte avrà fatto da giovanissimo mentre si esercitava a diventare il grandissimo musicista che è adesso.
Quando sono partite le note di "There is a light that never goes out", ho pensato che, a venticinque anni di distanza dalla prima volta che lessi "Jack Fusciante è uscito dal gruppo" di Enrico Brizzi, avevo finalmente la possibilità di sentire dal vivo quelle note di cui lo scrittore bolognese scriveva appassionato: "E se un autobus a due piani si schiantasse contro di noi , sarebbe un modo sublime di morire, e se un camion ci uccidesse tutti e due morire al tuo fianco sarebbe un piacere e un onore, per me. E su nastro era ancora niente!". Ah sublimi cazzate dei vent'anni!!! Quanto avevi ragione, Enrico: su nastro era ancora niente.



Dopo Johhny Marr son saliti sul palco i Twenty One Pilots, gruppo tanto amato dai presenti che andavano dai 12 ai 30 anni circa quanto semi-sconosciuto per tutti noi vecchiardi. Hanno un genere poco definibile, energico ma che col rock non c'entra niente. Il batterista in particolare (sul palco sono in due) ha il fascino del giocatore di calcio: belloccio, fisicato, ok che è bravo ma se la crede come pochi quindi per me è NO, rappresenta tutto quello che non mi piace in un uomo e in un musicista. Meglio il cantante, che ricorderò per essersi cambiato il cappello settecento volte in un'ora e mezza di set e per essersi arrampicato a mani nude su una delle torri più alte del palco. Quello è stato un bel momento: non era Eddie Vedder che si dondola dai tralicci del palco al Lollapalooza del '92 ma comunicava comunque una bella idea di libertà. Ai presenti intorno a me è piaciuto tantissimo, tutti cantavano e ballavano mentre io e le persone con cui ero conoscevamo a malapena un paio di pezzi. Non è stato un brutto concerto ma non penso che inizierò a seguirli.
Quando, all'inizio di questo lungo post, ho detto che ho imparato a non dare più di tanto credito al meteo, mi riferivo al fatto che, durante quella ultima giornata di Sziget, OVUNQUE era scritto che ci sarebbero stati forti venti e precipitazioni nel corso della giornata e, in particolare, la sera. "Possibilità di rovesci 100%", dicevano le previsioni, tanto che la mattina gli organizzatori hanno mandato un alert via mail a tutti i partecipanti (il biglietto si compra online, quindi hanno gli indirizzi mail di tutti) e in sovrimpressione sui maxi-schermi, tra un concerto e l'altro, passavano indicazioni sul fatto che avrebbe piovuto forte e bisognava dotarsi di poncho antipioggia e stivali (gli ombrelli non passano ai controlli e, del resto, avete mai provato a vedere un concerto in mezzo a una pletora di ombrelli aperti e gocciolanti?)
Siamo arrivati alle 20.30 e di pioggia neanche l'ombra, anzi, in cielo c'era una splendida luna gialla a cui mancava solo un ultimo spicchio per essere piena. Sono saliti sul palco i Foo Fighters, ultimo gruppo della rassegna, e ci siamo tutti rassicurati: almeno l'inizio è salvo.
Premetto che io non sono una fan dei Foo Fighters: non li disdegno ma non li ho mai neanche seguiti tantissimo, considerandoli semplicemente una buona band di rock da fm ma, dato che il patto da cui era nato questo viaggio, all'indomani di una serata-tributo ai Nirvana, era stato "Io ti accompagno a vedere i Foo Fighters ma tu mi accompagni per Florence", eccomi!
Da subito, il leader Dave Grohl - e con lui tutta la band - si è dimostrato all'altezza di quel palco immenso: bravo, simpatico ma non di quella simpatia costruita a tavolino che ti fa accapponare la pelle bensì di quella autentica, di chi ama comunicare alleggerendo le situazioni. Non deve essere stato facile, per lui, essere il batterista della band più famosa e autenticamente depressa degli anni '90 e i Foo Fighters, nati subito dopo la fine dei Nirvana, sono stati e ancora sono, credo, la sua risposta per dare spazio a una vitalità SANA, che sicuramente gli sarà mancata in quegli anni in cui diventava famosissimo ma a che prezzo...
Quanti momenti da ricordare, in due ore e mezzo di set!
Ne voglio raccontare un po':

  • L'armonia tra i musicisti, in particolare tra Dave e il batterista Taylor Hawkins, 47 anni di figaggine VERA e ciao ciao batterista dei Twenty One Pilots: questo, oltre a suonare la batteria, canta pure "Under Pressure" facendo le voci sia di Bowie che di Freddie Mercury, bravissimo ma senza prendersi troppo sul serio, lo sa che si sta confrontando con un pezzo mitico e che Dave Grohl che torna al suo posto storico, dietro piatti, cassa e rullante, pista duro come sappiamo.



  • Dave Grohl che dice: "Amo il rock'n'roll, amo il mio lavoro" e solo il cielo sa quanto vorrei dire pure io anche la seconda frase!!! 

  • La presentazione al pubblico della figlia Violet tra le coriste, ciocca di capelli verdi e maglietta dei Nirvana, stile un po' alla Billie Eilish... hai avuto culo, Violet, ad avere per padre il Nirvana giusto, quello che aveva voglia di vederti crescere e ritrovarsi un giorno con te sul palco...

  • LA FINE del concerto. Mentre si addensavano in cielo nuvole nere e della bella luna non c'era più traccia, Dave Grohl dice dal palco che vuole finire il concerto con "gli eroi" della serata: un ragazzo in carrozzella che ogni tanto è stato inquadrato sui maxischermi perché i suoi amici, che evidentemente quanto ad eroismo non scherzano manco loro, lo hanno sollevato sulle spalle con tutta la carrozzella, per fargli vedere il concerto bene, in mezzo alla folla e non in "area protetta", e una ragazza, molto semplice e con un viso molto tenero, un po' da Heidi, che soffiava bolle di sapone in prima fila mentre lui cantava. A chi diavolo può venire in mente una cosa del genere durante un concerto rock? Era una cosa talmente dolce e fuori contesto che, evidentemente, Grohl non è rimasto indifferente e l'ha voluta con sé sul palco, a soffiare bolle vicino al batterista mentre il ragazzo in carrozzella probabilmente viveva uno dei momenti più belli e indimenticabili della sua vita, perso in un abbraccio sul palco che mi ha fatto venire gli occhi lucidi, perché l'abbraccio di un sogno è quello che ci meritiamo tutti, se Mother Nature a volte è stata bastarda con noi.


Partono le note di "Everlong", tutti cantiamo, balliamo, volano sguardi che dicono: "Siamo felici, qui, ora" mentre piano piano cominciano a cadere le prime gocce di pioggia. Il concerto finisce, i saluti coi compagni di concerto si fanno veloci e imbocchiamo supersoniche la via del ritorno. 
E' stato bello come un sogno, un altro di quei concerti mitici che racconterò alle mie nipotine sperando che anche loro trovino un Amore VERO, che faccia battere loro il cuore come fa per me la musica.

martedì 9 luglio 2019

Da un altro pianeta: Skunk Anansie @Cavea Auditorium Parco della Musica, Roma 08/07/2019

Non posso andare a letto senza spendere almeno qualche parola sul concerto degli Skunk Anansie di ieri sera in Cavea all'Auditorium Parco della Musica.
Noi siamo qui che boccheggiamo sbracati in canottiera e mutande, modello ragionier Fantozzi, accalorati anche solo dal digitare sulla tastiera del cellulare, e lei, la mitica Skin, ieri era sotto le luci del palco con dei costumi meravigliosi ma che avevano l'aria di essere pesantissimi (dico solo che ha iniziato sulle note drum'n'bass di Charlie Big Potato indossando una maschera di lattice e che per tutto il tempo ha tenuto i collant... regà, i collant cò 40 gradi... già solo per questo bisognerebbe inchinarsi e portarle rispetto, forse le uniche che ci riescono sono le nonne che portano le calze contenitive per le varici pure ad agosto).


Sta per compiere 52 anni, la nostra Skin, ma ha ancora una voce, una grinta, una presenza sul palco che molte artiste con la metà dei suoi anni non avranno MAI. 
Mi ha ricordato le immagini di Grace Jones, 71 anni, che qualche tempo fa ha sfilato in passerella per Tommy Hilfiger, stupenda come nessuna delle modelle giovani che la attorniavano. Queste sono donne di un altro pianeta, quello del dna giusto, non c'è niente da fare. Allo stesso tempo, però, mi fanno pensare che quello che ti invecchia non è la droga e una vita dissoluta (oddio, pure quella ma non solo): quello che ti invecchia è fare una vita di merda, piena di cose che odi.
Skin e la band ieri in Cavea avevano, invece, l'aria di divertirsi un mondo: visto che siamo in pieno trip anni '90 (a Villa Ada, nella stessa sera, suonavano i Garbage, buona band anche se imparagonabili nel mio cuore agli Skunk Anansie) e OVUNQUE fioriscono tributi a quegli anni, io ieri sera, a un certo punto, ho pensato a Kurt Cobain, 
Sarà che sto leggendo un libro in cui 25 scrittori hanno colto BENISSIMO il mood depresso celato sotto la rabbia espressa dalla musica dei Nirvana ma ho pensato che, se lui avesse trovato la chiave per divertirsi sul palco come ieri gli Skunk Anansie comunicavano agli spettatori di stare facendo, non si sarebbe sparato quel colpo di fucile 25 anni fa.
E' un grande insegnamento: pure la mia vita è piena di cose di merda, tipo un lavoro che odio e da cui non sono capace di liberarmi oppure la scelta di stare in una città faticosa come Roma, dove tutto quello che di negativo vien detto dai telegiornali è tre volte peggio vissuto nella realtà (vi dico solo che ieri sera al ritorno, visto che, per fantomatici lavori di cui non vi è traccia, hanno cancellato il tram che collega l'Auditorium con la metro, la gente si buttava IN MEZZO ALLA STRADA per fermare a casaccio il bus sostitutivo, che non aveva le fermate segnalate da nessuna parte).
Quello che mi salva dallo sprofondare - non mi stancherò mai mai mai di dirlo - è avere delle passioni, avere qualcosa che mi sostiene, che mi nutre, che mi fa sentire che cuore e cervello funzionano, e pure muscoli e polmoni quando ti butti in un concerto adrenalinico come quello di ieri e sai che il giorno dopo ti aspettano dieci ore di quel lavoro che ti fa schifo. 
Ma quanto è stato bello, sola nella folla, mandare la registrazione di Hedonism, mentre tutto il pubblico - me compresa - cantava fortissimo il ritornello, alle mie ex coinquiline degli anni dell'università, quelle a cui ho somministrato dosi massicce di Videomusic ed Mtv Italia durante la nostra convivenza, quelle che mi vedevano cantare le canzoni degli Skunk Anansie, insieme a quelle di molti altri, e un po' mi prendevano in giro e un po' si incuriosivano fino a farsi doppiare le cassette (anni '90, un secolo fa) e scrivermi oggi: "Grazie ancora per avermeli fatti amare".



Io, invece, ringrazio Skin, per i suoi sussurri e le sue urla liberatorie, per quanto è in forma, per quanto ancora è bella di una bellezza libera e poco convenzionale, per come ieri mi ha fatto sbellicare mentre leccava la punta del theremin su Yes it's fucking political, per quando, prima di attaccare My ugly boy, ha detto: "This one is dedicated to everyone is in love... (pausa)... WITH AN ASSHOLE", per quando è scesa in mezzo a noi del parterre e, capito che solo a Nick Cave succede di camminare in mezzo alla folla senza che se lo mangino, ha detto in italiano "No impazziti" per chiedere che il pubblico le stesse vicino senza farle male.
Ringrazio pure chi mi ha detto VAI, anche se è lunedì, anche se questa spesa non l'avevi prevista, anche se sei sola e non sai come tornare da lì. In qualche modo te la caverai e la fiducia è sempre il più bel regalo che ti possa arrivare, che tu sia la rockstar o che tu sia il pubblico.