sabato 9 febbraio 2019

Finalona sanremese 2019 (focaccia ligure inclusa)

Se, quando avevo venti-venticinque anni ed ero tutta pane & Nirvana, mi avessero detto che mi sarei ritrovata vent'anni dopo ad organizzare un sabato sera a casa mia per guardare Sanremo con alcuni dei miei amici, avrei vomitato.
Per fortuna, invecchiando - e questo è uno dei pochi effetti buoni del tempo che passa -  alcuni di noi, tipo me, si ritrovano ad essere meno oltranzisti e allora vai di Sanremo e di focaccia, ché mangiare insieme rende sempre tutto più bello.
Quest'anno la vera differenza, per me, l'ha fatta il fatto che, come solo raramente è capitato (tipo nel 2014, in cui suonarono The Niro e Riccardo Sinigallia) ci sono artisti che apprezzo e ascolto, tipo Francesco Motta.
Ieri s'è preso una carrettata di fischi dopo aver vinto il premio per il miglior duetto con Nada, che non so perché s'era messa una ENORME croce al collo che neanche una neocatecumenale. A me la canzone non piace tantissimo - cosa strana, di Motta finora mi è piaciuto praticamente TUTTO - e 'sta cosa che è una "geniale" presa per i fondelli della canzone che qualche anno fa portarono sul palco di Sanremo Pupo e altri due scappati de casa boh, non so se l'ha detta lui. Secondo me se la sono inventata i giornalisti che ancora avevano a mente questa dimenticabilissima trashata.



Mi piace tanto il pezzo degli Zen Circus, con tutto che non sono una loro fan (prova ne sia il fatto che non li ho mai visti dal vivo), anche (o forse proprio perché) mi ricorda i recitati di Vasco Brondi e, come ha detto la mia amica Manuela, va venire il magone. Io AMO farmi venire il magone, soprattutto per farmelo passare.


Discorso a parte per Daniele Silvestri e Rancore: pezzo fantastico, disposizione sul palco idem, con la batteria di Rondanini al centro. Rancore mi piace tantissimo, scrive in maniera tosta e intima. Cominciai a sentirlo da quando uno di cui ero innamorata postò la sua S.U.N.S.H.I.N.E., il pezzo con Dj Myke, in bacheca su fb e io, per capire cosa gli passasse per la testa visto che era uno di quei soliti coglionazzi finto misteriosi che piacciono a me, mi misi ad ascoltarlo, scoprendo che era veramente bravo (Rancore, non il coglionazzo).
La versione con Agnelli, anche ieri nella serata dei duetti, mi fa piangere ogni volta che la sento, è potentissima proprio come quel video in bianco e nero che mi ha ricordato tanto "L'odio" con Kassovitz, con quel bus che passa come la vita e spingi corri ti affanni per salire... per andare dove? Mi sono sincerata del fatto che il pezzo piace anche all'unico sedicenne che conosco, un meraviglioso bambino a cui facevo da baby-sitter che è diventato un ragazzo altrettanto meraviglioso.


La vincitrice di quest'anno, comunque, per me ha i capelli blu e tiene gli ultimi brandelli della sua voce graffiante coi denti: è LOREDANONA Bertè.
Il pezzo è bello, il testo mi piace e, santo cielo, "cosa vuoi da me?" io lo urlerei A UN SACCO di gente.
Chi dice che la Bertè non è rock - o non è "vero" rock  - secondo me non ha chiaro che il rock è, in primis, un'attitudine e lei, che ha attraversato mille inferni, di attitudine ne ha da vendere, leggere la sua biografia "Traslocando" per credere, magari ascoltando "Non sono una signora" o "Sei bellissima" a tutto volume.


Questo post è dedicato ad una persona, che non so se legge il mio blog. L'anno scorso l'ho conosciuta proprio in occasione della finale di Sanremo. Attraverso una cara amica comune, mi ha invitato a casa sua per una serata musicale in compagnia e la ricordo simpatica e accogliente, poi ci siamo riviste - sempre grazie all'amica comune - in altre due-tre occasioni. Oggi l'amica comune mi ha detto che per questa ragazza si prepara un momento difficile. Non mollare, cara, e altro che finale di Sanremo: guarisci in fretta e andiamo a ballare tutta la notte solo dark e new-wave, perché noi siamo donne versatili. E forti. Come Loredanona.

domenica 30 dicembre 2018

I buoni recuperi (aspettando l'anno nuovo)

Puntuale come la benedizione urbi et orbi del papa dal balcone di piazza San Pietro o come il discorso del presidente della Repubblica la sera del 31 a reti unificate (ma lo fanno ancora a reti unificate?), ecco il postone che prova a recuperare tutto quello che, a mio giudizio, di bello, di buono e, soprattutto, di EMOZIONANTE ha portato questo anno che stiamo per salutare.
A 'sto giro, per farlo, mi sono aiutata con la visualizzazione a griglia dei miei post del 2018 su facebook... ne è venuta fuori una roba INFINITA... che dire... è stato un anno ricco, certamente non di soldi, visto il taglio agli stipendi già ridicoli del lavoro con cui campo, ma di curiosità e cose interessanti che vi invito a scoprire o riscoprire, mese per mese, con me.
Nel 2017 avevo chiuso il post di fine anno scrivendo: "Nell'ultimo post dell'anno passato mi auguravo di cambiar casa, di averne una tutta mia. Questo sogno non si è avverato, purtroppo sta nei fallimenti del 2017 ma statene certi, io non mi arrendo".
Ecco, volevo solo dire che non mi sono arresa. Ci vediamo al prossimo anno... e al prossimo obiettivo, ché qua la posta si è alzata e, a confronto, l'obiettivo 2017-2018 era facile.



GENNAIO:
  • Pescara e Capossela: mentre iniziavo l'anno che sta andando via col concerto di Vinicio Capossela in piazza a Pescara, non sapevo che, a 365 giorni di distanza, mi avrebbe ricambiato la cortesia e sarebbe venuto a suonare a Roma. Nel 2019 uscirà il disco nuovo, "Ballate per uomini e bestie", e sarà quella l'occasione, per me, per tornare a sentirlo. Quanto a Pescara, se vi capita, fateci un giro: grazie anche all'opera di un assessore alla cultura molto capace, ha davvero preso una bella piega... e poi le città di mare hanno sempre un fascino speciale!
  • Napoli e la mostra "Genesi" di Salgado: vedi Napoli e poi non so se muori ma sicuramente ti torna una voglia dannata di tornarci (e infatti, per me, è il primo viaggio già programmato nel 2019, in occasione della mostra su Robert Mapplethorpe al Madre). Quanto a Salgado, ci sono arrivata tardi, a conoscere le sue foto e la sua storia, grazie allo splendido "Il sale della terra" di Wim Wenders, e me ne sono perdutamente innamorata.
  • La morte di Dolores O' Riordan. Per noi ragazze degli anni '90 è stata un mito e una fonte d'ispirazione. "Zombie", "Just my immagination", "Ode to my family"... arrivederci, voce d'Irlanda...

  • Bologna e la Ono Art Gallery: Bologna è la città dove vorrei vivere se dovessi lasciare Roma e la Ono Art Gallery è il posto dove pianterei le tende. Un po' galleria d'arte (con mostre tutte interessantissime e rigorosamente gratuite), un po' negozio "alternative", un po' punto d'incontro, se passate per Bologna è consigliatissimo controllare giorni e orari di apertura e farci un salto

FEBBRAIO:
  • "Coco" della Pixar: visto in un cinema d'essai e quindi in ritardo rispetto all'uscita, è un film splendido e molto commovente. La vita non finisce con la morte finché qualcuno si ricorda di chi è passato "dall'altra parte"... i messicani lo sanno da sempre! Que Viva Mexico!



  • Ossigeno su Rai3: altro che X-Factor, è con questo programma musicale che Agnelli ha creato DAVVERO qualcosa di bello! Speriamo in una seconda edizione con l'anno nuovo, programmi così davvero sono ossigeno per cuore e cervello.
  • "The ring of fire", il film su Johnny Cash: non lo avevo mai visto, l'ho recuperato una sera di febbraio in tv. Davvero un bel biopic, se non lo avete ancora visto, fatelo, ne vale assolutamente la pena!

MARZO:
  • La mostra su Frida Kahlo al Mudec: Frida Frida fortissimamente Frida. Niente da dire: Milano, nell'organizzazione e nella fruibilità delle mostre, dà una pista a tutta Italia.

  • Annuncio della mostra di Marina Abramovic a Palazzo Strozzi: esiste ancora qualcuno che legge questo blog e non sa quanto adori Marina Abramovic? A questa mostra tornerò due volte, in settembre e in dicembre, ed in entrambe le occasioni vivrò emozioni diverse e intensissime di fronte a quell'arte sospesa tra genialità e follia.

  • Their mortal remains, mostra sulla storia dei Pink Floyd al Macro di via Nizza. Peccato l'abbiano chiusa in anticipo. Incantevole, organizzata dallo stesso gruppo di creativi che aveva curato quella su David Bowie al Mambo di Bologna nel 2016.
  • Compro su una bancarella il libro "Dalla parte delle bambine" di Elena Gianini Belotti, di cui mi ha parlato un'amica che stimo tantissimo per il lavoro che da anni fa con le donne (lavora come psicologa presso la rete dei centri antiviolenza di Roma). E' uno di quei libri che ti cambiano la visione delle cose: ha più di quarant'anni e sembra scritto oggi. Penso di averlo consigliato a tutti, specie alle amiche che hanno figlie e figli piccoli.



APRILE:
  • Carmen Consoli e Francesco Motta: escono i dischi di entrambi. Per Carmen è una riproposizione, con due begli inediti, ma quello di Francesco per me è IL disco del 2018 (me l'ha detto pure Spotify).
  • "Distant Sky" al cinema. Innamorata pazza di Nick Cave e del suo carisma da quando l'ho visto dal vivo nel novembre 2017 a Padova, vado al cinema a vedere le riprese del suo concerto di Copenhagen, da sola la sera della vigilia del mio compleanno, subito dopo l'ultimo scambio di messaggi con una tristissima persona - di quelle che "ah ma tu sei fantastica, non ce ne sono come te", salvo poi sparire da un giorno all'altro senza spiegazioni - che da allora non sentirò mai più. Inutile dire che sto per tutto il tempo col cuore che mi palleggia in mano e, alla doppietta "Into my arms"- "Girl in amber", piango come una disperata e buon compleanno a me.

  • Il museo della follia: da Goya a Maradona a Napoli. Di Napoli e di quanto mi piaccia ho già parlato: la mostra che ha ospitato è stata davvero meritevole di una visita, chissà se verrà riproposta in altri luoghi d'Italia. E' stata curata - molto bene - da Vittorio Sgarbi: facciamogli fare questo E BASTA, per il bene di tutti.
  • BERLINO: mamma mia, Berlino!!! Le ho dedicato un post ad hoc. Mi ha conquistata, non fatico a credere al fascino - non solo tossico - che, nel tempo, ha esercitato su gente come David Bowie, Iggy Pop. Lou Reed, Nick Cave, i Depeche Mode. Spero di tornarci presto con nuovi itinerari. Stavolta mi piacerebbe prendere una bicicletta.



MAGGIO:
  • Si conclude col secondo volume, "Macerie Prime: sei mesi dopo", la saga di "Macerie Prime", malinconica graphic novel di Zerocalcare. "NON SI SCAPPA DALLE COSE FEROCI" rimane una delle citazioni più belle e più VERE, per me, del 2018.

  • "Lessico Famigliare" di Massimo Recalcati su Rai3: dopo "Ossigeno" dell'Agnellone, un'altra bella trasmissione, sempre su Rai 3, questa volta, però, ad argomento "psicologia sistemico-familiare". Detta così, forse può sembrare una palla allucinante ma io - sarà l'effetto del ricordo dei miei studi ormai sepolti di polvere che ogni tanto mi piace ripulire - l'ho trovata molto interessante e "concreta" nelle sue riflessioni mai banali
  • Giovanardi e "La mia generazione" all'Auditorium: bellissimo concerto per un bellissimo album uscito l'anno scorso. Giovanardi l'ho poi rivisto a 'Na Cosetta Estiva ed è riuscito, anche a pochi mesi di distanza, a creare due spettacoli diversi, credibilissimo nel raccontare in musica una grande stagione senza effetto "vecchia gloria" alla Paolo Limiti.



GIUGNO:
  • Tara Westover: sono andata a sentirla leggere un suo pezzo al Festival delle Letterature a Massenzio. E' autrice di un libro, "L'educazione", in cui racconta la sua infanzia e prima giovinezza in una famiglia di ultrà mormoni. Come ne sia uscita, è un miracolo, che mi ripropongo di approfondire l'anno prossimo leggendo il libro uscito in questo 2018.
  • Fantastic Negrito: che miracolo di uomo... e che concerto!!! Il suo "Please, don't be dead" è citato, meritatamente, in tantissime classifiche dei migliori dischi usciti quest'anno ma è dal vivo, secondo me, che viene fuori la forza di questo cinquantenne vispo come un gatto alla sua terza vita.

  • Milano: I-Days, quattro giorni INDIMENTICABILI, in un festival che, in ordine sparso, ha ospitato Pearl Jam, Placebo, Offspring, Queens of the Stone Age, Richard Ashcroft, Noel e Liam Gallagher. Facevo orari impossibili ogni sera per scrivere sul blog dopo essere tornata da ciascuna giornata e ogni mattina mi svegliavo col sorriso perché ero esattamente dove sognavo di essere, facendo quello che amo di più (qualcuno, in quei giorni, mi ha scritto: "La mattina aspetto di vedere cosa hai scritto durante la notte"... troppo bello!!!!!!!!!!) Mi è venuta in mente quella canzone, "The nights", del dj svedese Avicii - che andai a sentire allo Sziget a Budapest nel 2015 e che tra l'altro, pòraccio, è morto proprio quest'anno giovanissimo - che mi piace tanto e che dice: "He says one day you'll leave this world behind so live a life you will remember".


LUGLIO:
  • Il Muro del Canto a Villa Ada: io ancora non lo sapevo, secondo me non lo sapevano manco loro, ma era l'ultima volta che li avremmo visti in formazione originale. 
  • Al Pistoia Blues Festival per Mark Lanegan e al Lucca Summer per Nick Cave: giorni indimenticabili, giorni in cui ho fatto tutto da sola (organizzare, prenotare, girare le città, andare ai concerti). Due artisti memorabili per tre giornate che non dimenticherò e che, lo so, sono l'inizio di qualcosa di bello (Lucca stupenda, ritagliatevi un weekend per andarci perché credo sia una delle più deliziose città che io abbia mai visitato).


  • "Kitchen Confidential" di Anthony Bourdain: Doris, una persona speciale della mia vita, mi ha detto, quando le ho comunicato che stavo viaggiando completamente da sola per la prima volta in vita mia: "Ti sei portata un buon libro? Con un buon libro in borsa non sei MAI sola". Il mio buon libro per i giorni in Toscana è stato questo e ha funzionato, Riposa in pace, Anthony... è incredibile pensare a quanta sofferenza possa nascondersi anche dietro le persone più vitali.



AGOSTO:
  • Da autentica folle, inizio trasloco e trasferimento nel mese più caldo, triste e solitario in cui stare a Roma (tra l'altro, lavoro pure), quindi tutte le mie energie sono assorbite da quello Leggo libri come se non ci fosse un domani, la sera, perché per un mese non ho né internet né televisione. Esce il video di "Ciao Cuore" di Riccardo Sinigallia ed è l'unica cosa artistica meritevole che mi ricordo di questo mese.


SETTEMBRE:

  • Ginevra Di Marco @ 'Na Cosetta estiva: che bello, questo spazio sulla Prenestina nel suo allestimento estivo, e che bella (e bravissima) la Di Marco. Se passa dalle vostre parti, non ve la perdete, ha classe ed energia e non è facile coniugare queste caratteristiche nella stessa persona!
  • Cristina Dona' a Teramo, "Canzoni in controluce": sono tornata a viaggiare da sola, questa volta a Teramo, dove Cristina Donà e Saverio Lanza si esibiscono nella cornice meravigliosa del chiostro della Madonna delle Grazie. La serata ha un'energia incredibile, a partire dal temporale che mi accoglie e che si ferma appena in tempo per permettere alla serata, nata per raccogliere fondi per un'associazione benefica nata nel nome di due ragazze morte durante il terremoto de L'Aquila, di svolgersi nel migliore dei modi. Il duetto con Filippo, il figlio di Ivan Graziani, sulle note di "Agnese dolce Agnese", intorno alla mezzanotte, mentre la mia amata nipotina lontana, Marta - a cui dedicai questa canzone mentre aspettavamo che nascesse - entra nel suo quinto compleanno, resta uno dei momenti per me più intensi ed emozionanti dell'anno.

  • Anna Calvi @ Terme di Diocleziano. Ha imparato la lezione del suo maestro Nick Cave, la bella Anna, e regala uno show che, se non arriva a superare il mentore, sicuramente fa capire che siamo di fronte ad un'artista che non teme il suo pubblico. Location spettacolare e per di più tutto gratis, a prenotazione: questa è la Roma bella e ricca di cultura che mi piace.

  • Elisa e Francesco De Gregori, "Quelli che restano". Elisa farà anche la "coach" ad Amici della De Filippi ma è stata capace di dare vita ad una canzone poetica e dolce che davvero sembra scritta dall'altra metà di questo strano duo. "Avevo capito le regole del gioco e ne volevo un altro, uno da prendere più seriamente" è una frase che, in questo settembre, mi tatuerei, visto che ancora si fa vivo DOPO ANNI qualcuno che non ha capito che il giocattolo si è rotto, da un pezzo, e che l'ha rotto proprio lui.



OTTOBRE:

  • Il Muro del Canto, "L'amore mio non more": quarto disco del Muro del Canto, mi piace moltissimo, dalle canzoni ai recitati alla grafica. Mi dico: "Ah queste chitarre, queste atmosfere combat... qua lo sento: c'è lo zampino del chitarrista Giancane, sai che fomento sentire dal vivo 'sto disco suonato da lui!". Ecco, non ci avevo capito una mazza perché lui, pochi giorni dopo l'uscita del disco, dopo che è comparso in TUTTE le foto promozionali, dopo che noi fan stiamo tutti aspettando l'annuncio della data a Roma, con un messaggio su facebook comunica che ha lasciato il gruppo. Grande dispiacere, loro sei insieme sul palco a sorridersi e a scherzare mentre suonavano erano una delle immagini più belle che la musica dal vivo mi ha regalato in questi ultimi anni (del resto, avevo avuto la stessa sensazione coi Timoria e poi si sono sciolti pure loro... va a ssapè...)

  • RADIO ELETTRICA. Radio online - quindi ha il solo, piccolo difetto che non la puoi sentire accendendo semplicemente la radio ma devi avere per forza sottomano pc o smartphone - che nasce a ottobre racchiudendo in sé una grandissima parte dei MIGLIORI fra i dj che fecero grande Radio Rock a Roma negli anni '90. Non ha pubblicità, si nutre, per ora, solo d'amore per la musica. Stra-stra-stra consigliata, a dosi massicce a tutte le ore.

NOVEMBRE:
  • "Lucky": film visto al Detour, cinema d'essai che regala spesso qualche chicca ai suoi frequentatori, è la storia di un anziano raccontata come non avevo mai visto fare. Valore aggiunto: nella colonna sonora c'è Johnny Cash.
  • Milano Music Week: per una settimana, la città di Milano si colora di musica, spesso gratuita e di qualità. Il programma di quest'anno mi ha convinto meno del passato ma sono riuscita comunque a beccare due belle occasioni: Andy dei Bluvertigo che ripropone con bravura e rispetto il repertorio di Bowie, creando uno show gradevolissimo e per niente scontato al Mare Culturale Urbano, un posto di Milano che vi consiglio di visitare, e Riccardo Sinigallia che, alla Santeria Paladini, un altro bel posto, si fa intervistare e suona in acustico al piano. Non avevo mai sentito "Niente mi fa come mi fai tu" e sono brividi veri. E' dedicata a una donna ma io, per tutto il tempo in cui ha suonato, ho avuto in mente che fosse dedicata alla musica.
  • Banksy, A Visual Protest al Mudec. Che a Milano sanno organizzare alla grande le mostre l'ho già detto. Pensavo di sapere tutto di Banksy ma mi sbagliavo. La prossima volta, però, rotta per Bristol, a cercare i suoi primi lavori, o per Londra, la città che ne contiene di più, perché la street art la devi vedere, appunto, per strada.

  • Vasco Brondi e Francesco Motta all'Auditorium a distanza di pochi giorni l'uno dall'altro. Gli unici cantautori di una generazione che non è la mia che riescono a farmi VERAMENTE emozionare coi loro pezzi. Vasco è 'nu piezz' e core ma Motta dal vivo, se è in vena, è imperdibile e all'Auditorium lo è stato.
  • "L'amica geniale" su Rai1: non ho letto i libri di Elena Ferrante da cui Saverio Costanzo ha tratto questa serie ma, se la vicenda scritta dovesse - come spesso accade - essere ancora più bella e avvincente di quella narrata per immagini, allora davvero siamo di fronte ad un capolavoro. Erano anni che non mi appassionavo così ad una storia a puntate.


DICEMBRE:
  • 25 anni di Bandabardò a Firenze: la musica della Bandabardò è bella "come togliersi le scarpe in un giorno di gran sole", per citare loro. E' bella come l'amicizia che resiste al tempo, con quelle persone che puoi non sentire per mesi ma che sai che per te, quando è il momento, CI SONO. E' bella come i ricordi che ci ha lasciato chi ha fatto parte di una stagione della nostra vita che non tornerà più ma che, almeno per il tempo di un concerto, pulsa ancora fortissima.

  • "Anna" di Niccolò Ammaniti e "Io sono Maria Callas" di Vanna Vinci. Questi due libri non hanno nulla in comune (il primo è del 2015 ed è un romanzo, il secondo è uscito da pochi giorni ed è una biografia a fumetti) se non il fatto che ho letto entrambi in pochissimi giorni nel periodo di Natale, trovandoli tutti e due avvincenti nella loro malinconia, espressa con le parole o con le tavole. Per quelli - riprendendo la citazione di Zerocalcare che avevo riportato a maggio - che non hanno paura delle cose feroci.

giovedì 15 novembre 2018

"... e brillano le insegne che hanno perso delle lettere" (aspettando il 23 novembre all'Auditorium)

E' difficile spiegare perché mi piace così tanto, da sempre - da quando lui aveva poco più di vent'anni ed io poco più di trenta - Vasco Brondi, che ancora per un po' si chiamerà LE LUCI DELLA CENTRALE ELETTRICA e poi diventerà qualcos'altro, forse semplicemente se stesso senza nessuna maschera.
Lui è uno che - come ha scritto Giorgio Canali che gli produsse il primo disco, "Canzoni da spiaggia deturpata", quello con la copertina bellissima disegnata da Gipi - "se ti piace, ti piace con le sue imperfezioni che sono di natura: scrive da dio, canta di merda, suona ancora peggio però è Vasco​".



Per lui sono andata al mio primo concerto completamente da sola, nel 2008 al Circolo degli Artisti, provando quel senso di "immenso smarrimento, immensa libertà", per dirla con le sue parole, che poi avrei riassaporato tante altre volte ma che allora ancora non conoscevo perché ne avevo paura.
Per la sua reinterpretazione di "Oceano di gomma" degli Afterhours, arrivata a tradimento - mentre non me l'aspettavo assolutamente anche se sapevo del suo amore per il gruppo dell'Agnellone nazionale - la prima volta che ha suonato all'Auditorium Parco della Musica, nel novembre del 2010, mentre io ero impelagata in uno degli innamoramenti non corrisposti più desolanti della mia vita, ho pianto senza ritegno seduta in mezzo a sconosciuti, mentre lui cantava "Tu per me sei vero anche se sei solo pensiero"ed io ero conscia del fatto che sentirsi vivi è ANCHE questo (per fortuna, NON SOLO).



Me lo ricordo giovanissimo e un po' cicciottello, nel 2009, arrivare con uno zainetto tipo scuola al Palazzo delle Esposizioni, per leggere Pier Vittorio Tondelli e suonare urlando le sue primissime canzoni come "Piromani", lasciandomi senza parole. Aveva un'intensità incredibile ed io ho sempre amato Tondelli, da quando l'ho scoperto all'Università perché lo citavano Enrico Brizzi in "Jack Frusciante è uscito dal gruppo" e Giuseppe Culicchia in "Tutti giù per terra", due libri che, per molti di coloro che hanno attraversato i vent'anni negli anni '90, sono stati un po' una bibbia.
Adesso il progetto "Le Luci della Centrale Elettrica" si chiude ed io sono emozionata e felice di salutare questa fine che sarà anche un nuovo inizio, a dir la verità cominciato già un paio di album fa.
Cantava la provincia depressa, Vasco, cantava uno star male che veniva dal profondo e che me lo ha sempre fatto sentire vicino. Mi succede solo con lui e con Francesco Motta: tra i cantautori con meno di 35 anni, secondo me son gli unici che possono parlare veramente A TUTTI, non "generazionali" ma "universali", almeno per universi come quello in cui vivo io.
Son passati gli anni e Vasco è cambiato: non è diventato un allegrone, chiaro, ma ha capito che col nichilismo non vai da nessuna parte e, se ti va bene, ti ammazzi e finisci per essere ricordato come un mito alla "muor giovane chi è caro agli dei". Se ti va male, manco quello: muori e basta, cibo per vermi.
Sarà bello essere lì ad aumentare la quota dei fan attempati e sgolarsi a cantare: "Ci sarò io e arriverò felice da fare schifo e libererò tutti i tuoi pianti trattenuti".


Anch'io voglio essere felice da fare schifo, Vasco. Non siamo nati per essere tristi, anche quelli di noi che in tanti momenti hanno sentito di non avere un'altra scelta. Se dopo dieci ore di un lavoro che detesto sono qui, al mio tavolino rosso, nella casa che ho tanto desiderato abitare, a fare una delle cose che amo di più al mondo - scrivere - la strada è quella buona.
E, se vai in una città a 40 chilometri, ricordati di mandarci una cartolina per dirci che stai bene anche lì.