"... e poi si guarda le mani/ora è tutto chiaro/del mondo immaginato qualcosa resterà".
La tournée primaverile che accompagna l'uscita di Inumani, il nuovo disco dei Tre Allegri Ragazzi Morti, è praticamente quasi terminata, manca solo la data a Genova del 23 aprile, ma il mio consiglio, se - come è alquanto probabile - faranno anche delle date estive, è NON PERDETELI.
Alla fine ce l'ho fatta: ho evitato il puttan-tour del ritorno a piedi in zona Colombo e sono andata con un amico macchinato alla data all'Atlantico (ci siamo persi più volte per l'Eur - il navigatore, questo sconosciuto - ma vabbè). Mi sono divertita, tanto. Un pò commossa, pure ("ma se vuoi farlo adesso con qualunque idiota sia, anche se non ti vuol bene, pretendi almeno che ci sia"... APPENA APPENA autobiografico).
Vi dico "Non perdeteli" perchè sono pochi i gruppi che, come loro, hanno vent'anni di carriera alle spalle e, senza giovanilismi vascorossiani, possono vantare un pubblico composto per la gran parte di giovani e giovanissimi (anche se in giro c'erano un sacco di visi più "maturi" :)
Memorabile la scena del ragazzino davanti a noi che, su non ricordo quale pezzo vecchio, ha fatto una chiamata sul cellulare per far sentire la canzone a qualcuno che non era lì con lui. Quando ha alzato in aria il dispaly dell'apparecchio, abbiamo visto che c'era scritto MAMMA ♥
Non perdeteli perchè "Ruggero", pezzo dell'album nuovo di cui vi ho già parlato nel post precedente, è da brividi dal vivo, secondo me destinato ad entrare tra i grandi classici da concerto dei TARM, ed Adriano Viterbini che scoatta alla terza chitarra è favoloso, alla faccia di chi ha scritto che i suoi sono solo inutili barocchismi.
Viterbini, durante il concerto, c'ha pure il pezzone "solo", "Tubi innocenti", che è veramente un piacere per le orecchie affamate di suoni corposi.
Non perdeteli perchè il momento in cui, dopo che Davide Toffolo avrà detto al microfono "La vita è cattiva ma non l'ho inventata io, il concerto è finito", urlerete tutti in coro VAFFANCULO, sarà un rito collettivo liberatorio e nato per prendere e prendersi poco sul serio, che vi farà sentire scemi e felici.
Non perdeteli perchè la forza di quelle canzoni è nella loro freschezza anche quando sono vecchie di anni. Arrivano dritte come una lama, tipo "Il mondo prima" o "Voglio", senza troppi giri di parole, e forse è per questo che piacciono agli adolescenti "anagrafici" e a chi, di quel cuore giovane, un pezzettino ancora lo conserva gelosamente.
Venerdì solitario ma non triste, ad aggiornare questo blog che da un mese non riceve cure, mentre in tv, su Rai 5, mi scorrono vicine le immagini di "20.000 days on Earth", il film dedicato a Nick Cave che avevo visto un anno e mezzo fa in un cinema a Milano.
Piccoli aggiornamenti al volo: ci sono molti interessanti concerti in programma per i mesi a venire (si vede che è arrivata la bella stagione) ma l'unico per il quale ho preso il biglietto in prevendita (son posti numerati, quindi ha un senso anche se mancano quattro mesi) è STAZIONI LUNARI, un fantastico mischione che vedrà sullo stesso palco, il 12 luglio, Carmen Consoli, Max Gazzè, Brunori SAS e gli ex CSI Canali, Maroccolo, Magnelli e Zamboni, accompagnati dalla grazia di Ginevra Di Marco.
Vi informo che la Cavea dell'Auditorium Parco della Musica, location dell'evento, ha SOSPESO qualsiasi forma di sconto (tesserati Arci, Bibliocard e altro) al botteghino, quindi se andate fino lì, come ho fatto io, vi sarete giusto fatti una passeggiata. Al limite, se andate entro il primo maggio, vi vedrete gratis la mostra fotografica PANTONECROPOLIS, che, tra gusto del macabro e genialità, indaga il rapporto tra città e cimiteri (avoja ad arrivà le belle giornate, un certo gusto per il dark side mi resta sempre).
Cimitero monumentale di Milano
Un evento che attendo con molta curiosità è l'uscita dell'album nuovo degli AFTERHOURS, il 10 giugno, a cui seguirà un tour che tocca Roma, precisamente Capannelle, il 19 luglio (lì non credo serva prendere il biglietto in prevendita perchè lo spazio è davvero immenso).
Considerato che li davo per spacciati da un pezzo, specie dopo l'uscita dal gruppo di Prette e Ciccarelli, è ovvio che il mio interesse sia alto, anche se aver letto (fonte Rockol) che il disco esce per l'etichetta Universal - una major, precisamente la stessa per cui era uscita quella gran cagat gran brutta cosa (ma alla quale io voglio tanto bene) de "I milanesi ammazzano il sabato" - mi lascia non poco perplessa, specie dopo le mille menate su quanto fosse bello essere liberi e indipendenti dalle case discografiche brutte e cattive che l'Agnello aveva sparso nelle interviste rilasciate all'uscita di "Padania".
Che dire... speriamo che non vinca quella valigetta che lo tiene ben legato alla realtà.
In realtà, mentre aspettiamo la novità afteriana, altri album allietano o stanno per allietare la nostra primavera.
Uno è INUMANI dei TRE ALLEGRI RAGAZZI MORTI, che domani suonano all'Atlantico, un cacchio di posto dove, se non hai la macchina, ti devi fare il ritorno verso il bus più vicino camminando per un chilometro e mezzo tra le mignotte che popolano la Colombo di notte. Per carità, sempre meglio che una giornata in Parlamento, ma da sola non penso sia il massimo quindi, se non trovo un passaggio, soprassiederò. Peccato perchè il disco è BELLISSIMO o, per lo meno, a me è piaciuto un sacco, meno di "Nel giardino dei fantasmi" ma comunque tantissimo. Due perle, tra tutte: "Libera", il pezzo col testo scritto da Vasco Brondi, che quando dice "e adesso mi perdono per la distanza e la paura, per la mia clinica dell'abbandono" sembra Tondelli cento per cento, e, soprattutto, "Ruggero". Chi dice che i TARM hanno fatto un disco pop non ha sentito "Ruggero", con quel testo tra forza e malinconia, quell'intro alla Pixies e quelle chitarre che sembrano il caricatore di un mitra.
Un altro disco che uscirà tra poco, precisamente il 22 aprile (data in cui ci sarà un bel concertino di presentazione alla Feltrinelli di via Appia) è UNA SOMMA DI PICCOLE COSE di NICCOLO' FABI, che ha già pubblicato tre pezzi, uno più bello dell'altro, da questo nuovo lavoro.
Niccolò Fabi mi affascina davvero molto, è un artista che riesce ad essere fortissimo nella sua estrema delicatezza.
Mi viene in mente che se Nick Cave - che ha perso un figlio l'anno scorso come a Niccolò successe, seppur in circostanze totalmente diverse, qualche anno fa - riuscisse a trasformare quel dolore atroce in creatività come ha fatto Fabi, tirerebbe fuori dei capolavori totali.
Del resto, sto ascoltando ora nel film la voce di Cave (purtroppo doppiata) dire: "Tutti i nostri giorni sono contati. Non possiamo permetterci di essere inattivi. Agire su una cattiva idea è meglio che non agire per niente perchè anche la peggiore delle idee non emerge con chiarezza finchè non la sviluppi" e ho i brividi.
L'ultimo album che aspetto è CANZONI DELLA CUPA di VINICIO CAPOSSELA, rimandato a maggio per i problemi alle corde vocali che Vinicio ha avuto all'inizio di quest'anno.
Capossela è da sempre, per me, ricordo di emozioni e di follie "buone" cioè non dannose o distruttive ma creatrici di ricordi felici. La sua "Il pumminale", canzone che sarà nel nuovo disco e che lui aveva proposto in anteprima nel concerto del 21 dicembre scorso al Teatro dell'Opera, ha un video sospeso tra sogno e realtà, come quel theremin che porta alla mente fantasmi e mistero.
Spero di rivederlo presto dal vivo: la follia buona chiede di nuovo di uscire "nella luce di luna".
Sono stata in gita a Napoli per poco più di 24 ore e c'ho una nostalgia che lèvate... sarà che il mix "stacco-città bellissima-ottima compagnia" rende ancora più devastante il ritorno alla bruttezza di giornate che, in questo periodo, mi sembrano più orride del solito.
Napoli è quel posto dove pure i giovani ti danno del "voi" invece che del "lei" e dove non esiste mezza misura IN NIENTE, vedi in giro catapecchie oppure palazzi nobiliari e gente coi vestiti firmatissimi ed i capelli freschi di parrucchiere o poveracci con la tuta sbrindellata che cercano di venderti una mimosa (era l'8 marzo) o un santino di san Gennaro.
Napoli con un sacco di bancarelle di libri usati ma in realtà nuovissimi e confezionati a uno a uno nel cellophane - chissà perchè - e quelle vetrine che paiono piene di pezzi rubati al guardaroba di Michael Jackson, Napoli dove a ogni angolo mangi roba fritta untissima e buonissima, Napoli con "signorina bella, ve lo zucchero 'o cafè?", Napoli col Caravaggio a via Toledo, Napoli con quel golfo così bello che commuove, fa niente che prima di arrivarci devi fare lo slalom tra le cacche dei cani, i lavori sul belvedere e millemila migranti seduti a terra davanti a stracci su cui è posata paccottiglia che nessuno comprerà.
Pubblico le mie foto brutte ma le potete guardare ascoltando un pezzo stupendo e sempre amato, che è da ieri che sento in loop.
C'è qualcosa di profondamente vivo nell'aria di Napoli, qualcosa di vibrante e di intenso che mi ha ricordato Genova ma con meno malinconia.
Obiettivi per le prossime gite:
imparare a fare foto più decenti.
imparare ALMENO UN MINIMO a leggere una cartina stradale o le mappe di google, per evitare quelle scene penose in cui giro la cartina o il cellulare di 360 gradi ma non riesco manco a capire qual è la destra e qual è la sinistra (imparare a chiedere indicazioni no perchè su quello son già bravissima: se non facessi così, mi perderei OVUNQUE, pure nel quartiere dove vivo da quasi dieci anni).
Obiettivi a breve termine:
ricordarmi più spesso che vivo in una delle città più belle del mondo e cercare di conoscerne di più quella parte invece di lamentarmi e basta.