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mercoledì 9 marzo 2016

Napule se sceta ogni matina.

Sono stata in gita a Napoli per poco più di 24 ore e c'ho una nostalgia che lèvate... sarà che il mix "stacco-città bellissima-ottima compagnia" rende ancora più devastante il ritorno alla bruttezza di giornate che, in questo periodo, mi sembrano più orride del solito.

Napoli è quel posto dove pure i giovani ti danno del "voi" invece che del "lei" e dove non esiste mezza misura IN NIENTE, vedi in giro catapecchie oppure palazzi nobiliari e gente coi vestiti firmatissimi ed i capelli freschi di parrucchiere o poveracci con la tuta sbrindellata che cercano di venderti una mimosa  (era l'8 marzo) o un santino di san Gennaro.

Napoli con un sacco di bancarelle di libri usati ma in realtà nuovissimi e confezionati a uno a uno nel cellophane - chissà perchè - e quelle vetrine che paiono piene di pezzi rubati al guardaroba di Michael Jackson, Napoli dove a ogni angolo mangi roba fritta untissima e buonissima, Napoli con "signorina bella, ve lo zucchero 'o cafè?", Napoli col Caravaggio a via Toledo, Napoli con quel golfo così bello che commuove, fa niente che prima di arrivarci devi fare lo slalom tra le cacche dei cani, i lavori sul belvedere e millemila migranti seduti a terra davanti a stracci su cui è posata paccottiglia che nessuno comprerà.

Pubblico le mie foto brutte ma le potete guardare ascoltando un pezzo stupendo e sempre amato, che è da ieri che sento in loop.


C'è qualcosa di profondamente vivo nell'aria di Napoli, qualcosa di vibrante e di intenso che mi ha ricordato Genova ma con meno malinconia. 

Obiettivi per le prossime gite:
  • imparare a fare foto più decenti.
  • imparare ALMENO UN MINIMO a leggere una cartina stradale o le mappe di google, per evitare quelle scene penose in cui giro la cartina o il cellulare di 360 gradi ma non riesco manco a capire qual è la destra e qual è la sinistra (imparare a chiedere indicazioni no perchè su quello son già bravissima: se non facessi così, mi perderei OVUNQUE, pure nel quartiere dove vivo da quasi dieci anni).
Obiettivi a breve termine:
  • ricordarmi più spesso che vivo in una delle città più belle del mondo e cercare di conoscerne di più quella parte invece di lamentarmi e basta.
Obiettivi a lungo termine:
  • provare ad essere un pò più felice.




















giovedì 18 febbraio 2016

Quel Girardengo appena appena più basso e rock è cresciuto (e ora ha due nomi): da "Jack Frusciante" a "Il matrimonio di mio fratello".

"Quanto è importante la narrazione per riportarci a una vera emozione", cantano i Marlene Kuntz nella traccia di apertura del loro ultimo album, "La lunga attesa". Il gruppo di Cuneo è tra i protagonisti di una delle pagine più belle di un libro di ben 497 pagine che ho finito qualche giorno fa. Temevo l'effetto-mattone e invece, in dieci giorni netti dall'acquisto, l'ho divorato.



Il libro è "IL MATRIMONIO DI MIO FRATELLO" di Enrico Brizzi. E' uscito in prima edizione a novembre 2015 e costa 22 euro. Non fate i tirchi e mettete mano al portafogli (o andate in biblioteca e chiedetelo in prestito: prima di decidere di acquistarlo, avevo controllato sul sito delle biblioteche di Roma ed era disponibile presso il Bibliocaffè Letterario a via Ostiense ma toccava mettersi in lista per leggerlo e allora l'ho comprato).

I capitoli sono divisi benissimo, lunghi quel tanto che ti consente di portarli a termine con la sana voglia di leggerne ancora o aspettare per proseguire il piacere dell'incontro coi personaggi. Come potrete immaginare, 497 pagine non sono proprio maneggevolissime da portarsi dietro se avete l'abitudine, che so, di leggere sui mezzi pubblici, ma iniziate e poi vedrete che un modo per proseguire la lettura lo troverete :)

La storia è quella di due fratelli bolognesi vicini per età, Max e Teo, dall'infanzia negli anni '70-'80 fino  - più o meno quarantenni - ai giorni nostri.
Brizzi è di Bologna ed è nato nel '74: facile pensare che ci sia più di un elemento autobiografico nel racconto o che, per lo meno, lui conosca molto da vicino alcune delle situazioni e delle vicende di cui parla nel libro.

La voce narrante è quella di Teo, il più giovane dei due, anche se ci sono alcune parti - principalmente quelle che trattano del vero, grande amore di Max, ossia la montagna -  in cui il racconto prosegue in terza persona e che si distinguono anche per il carattere di stampa.

I due fratelli sono diversi tra loro eppure in ognuno, specie nella descrizione dell'adolescenza e della prima giovinezza di entrambi, ho ritrovato alcune delle caratteristiche che mi portarono, ventidue anni fa quando uscì nelle librerie, ad amare "Jack Frusciante è uscito dal gruppo", l'esordio di Brizzi.

Ho letto "Jack Frusciante" nel '95, quando avevo 21 anni, nella primissima edizione di Transeuropa: lo avevano regalato ad un'amica e me lo feci prestare. Fu AMORE TOTALE da subito.

L'ho letto, riletto, citato, ne ho trascritto pezzi, l'ho donato ad una marea di persone comprandone una copia per me solo qualche anno fa, quando lo trovai usato su una bancarella.

La storia tra il protagonista Alex ed il suo amore Aidi era bella ma io ero affascinata sia dallo stile della scrittura, lontano anni luce da tutto quello che avevo letto fino ad allora, che, soprattutto, da tutte le cose interessantissime - libri, dischi, testi di canzoni, posti - a cui lo scrittore faceva riferimento in maniera naturalissima. Mi sembrava pazzesco che un ragazzo così giovane - mio coetaneo, per di più - mi fornisse tanti stimoli.
Capirai... io paesanotta sgobbona trapiantata a Roma da un anno e mezzo, cultura da liceo di provincia, all'epoca vivevo nella caput mundi senza capire una mazza di quello che stavo facendo, invece lui mi sembrava uno che già alle superiori aveva assaggiato pezzi di vita che io avrei incontrato solo parecchi anni dopo.

"Due di due" di Andrea De Carlo, gli Smiths, Tondelli (che ho poi adorato, leggendo praticamente TUTTO quello che ha scritto): letture e ascolti che sono stati fondamentali, per me, negli anni universitari... chissà quanto ci avrei messo ad incontrarli se non ci fosse stato Brizzi, quindi gli sono debitrice praticamente di un pezzo di vita :)

Ho letto altre cose sue, in questi anni, anche perchè è un autore parecchio prolifico: alcuni libri, come "La legge della giungla" o "L'arte di stare al mondo", mi sono piaciuti, altri mi hanno convinta poco, ma "Il matrimonio di mio fratello" è davvero bello.
Una cosa, però, in questo libro manca e l'avrei aggiunta: un pò più di musica.
A parte la pagina che ho citato all'inizio, ce n'è una che ho apprezzato particolarmente in cui Teo parla di Anouk e della sua "Nobody's wife", una canzone famosissima negli anni '90 a cui anch'io lego un ricordo di forza e di audacia.



"Mi dissi che avevo trovato di cosa nutrirmi per i prossimi chilometri", è scritto.

A volte ci credo poco, persa nelle disillusioni e nei dispiaceri, ma mi piace pensare che possiamo sempre sempre sempre cercare e trovare di cosa nutrirci per i prossimi chilometri, indipendentemente da quanta strada abbiamo percorso e da quanta ce ne resti ancora da fare.


sabato 10 ottobre 2015

Diluvio, non ti temo: qualcosa da fare se non vuoi restare a casa.

Roma d'autunno, sotto la pioggia battente da due giorni e per chissà quanto ancora...
Roma commissariata, che passa da un sindaco talmente rincojonito da sembrare uno che lo fa apposta a nessun sindaco, a meno di due mesi da un evento di portata MONDIALE come il Giubileo indetto dal papa per l'8 dicembre...
Roma triste, Roma poco amata, Roma abusata...

                                    COME CI SALVIAMO?

Con la BELLEZZA.

Anche se la tentazione di stare a casa a ingozzarsi di schifezze, copertina sui piedi e gatto in braccio, è fortissima, qualcosa di bello da fare USCENDO c'è sempre.

Oggi, sabato 10, è la GIORNATA MONDIALE DEL CONTEMPORANEO. A Roma si entra GRATIS in quattro splendidi musei: la GNAM (Galleria Nazionale d'Arte Moderna),  il MAXXI, il MACRO di via Nizza e quello di piazza Giustiniani.

Per dire, alla Gnam, che già dall'ingresso si presenta bellissima e maestosa, ci sono esposti quadri come "Le tre età" di Klimt e "Il sole" di Giuseppe Pellizza da Volpedo (l'autore del famosissimo "Il quarto Stato", per intenderci) che già da soli varrebbero il prezzo del biglietto... figuriamoci il godimento a trovarseli davanti gratuitamente :)























Se leggete questo blog ma non siete a Roma, qui trovate l'elenco di tutti i musei che aderiscono all'iniziativa.

Un altro luogo interessante da visitare potrebbe essere Viale Liegi 39, zona Policlinico.

A questo indirizzo sta per sorgere una clinica privata. Sulle macerie di quel che c'era, una banca, alcuni street artist hanno deciso di lasciare i loro disegni. Peccato che, da lunedì 12, riprenderanno i lavori e TUTTE le opere di street art finiranno sotto le ruspe, quindi o le vediamo entro domani o mai più!!!

L'iniziativa si chiama TRACCE TEMPORANEE e mi sembra una metafora, bella e malinconica, non solo della street art, donata alla strada e di cui la strada fa quello che vuole, inclusi imbrattamento e distruzione, ma della vita stessa: non ci sarai in eterno, godi la  bellezza finché puoi.


mercoledì 23 settembre 2015

Sono andata a vedere "InsideOut": 5 buoni motivi per cui potreste farlo anche voi.

Premessa: se siete in un momento tosto, sospesi in un presente che non vi piace e che faticate a cambiare, se le voci dei bambini - che generalmente vi scuotono il sistema nervoso - in questo periodo vi fanno intenerire (maledetto orologio biologico, quand'è che ti si scarica la pila?!?), se col tema dei ricordi avete un rapporto irrisolto, preparate i fazzoletti prima di accomodarvi nella poltrona del cinema che sceglierete (danno "INSIDEOUT" in moltissime sale, non avete che l'imbarazzo della scelta).

Io, per dire, ero già rigata di lacrime a un terzo di "LAVA", il corto che precede il film vero e proprio e che parla di un vulcano ciccione e sorridente che cerca l'amore attraverso il canto ed è un chiarissimo omaggio, secondo me, al gigantesco protagonista di una delle più belle versioni ukulele e voce di "Somewhere over the rainbow".



Che i creativi della Pixar, casa di produzione del film, siano dei geni, è fuori da ogni dubbio ormai da tempo ma questa animazione è speciale perchè:

  • Il tema delle emozioni, centrale in "InsideOut", è trattato in maniera divertente e coinvolgente e si finisce per fare il tifo un pò per tutti i protagonisti, non solo per Gioia, che mi ha ricordato tanto l'amica psicologa che per prima mi ha parlato di questo film (ciao Filo :)

  • Tristezza, cicciottella dall'aria sfigata, col maglione e i capelli alla "che-me-ne-frega" che abbiamo in molti dei nostri momenti peggiori, man mano che il film procede recupera un suo ruolo non del tutto negativo. E' distruttiva ma riesce anche a creare empatia. Se hai il coraggio di mostrare il tuo malessere, chi ti vuol bene cercherà di starti vicino e le lacrime, se sono avvolte da un abbraccio, sono sempre amare ma un pò di meno di quando sei solo.

  • Bing Bong, l'amico immaginario della ragazzina protagonista, è un personaggio tenerissimo ed appartiene ad un altro dei grandi momenti da fazzoletto del film. Io, da piccola, adoravo la bambina bionda testimonial dei Formaggini Susanna (particolari che rivelano la mia non più verdissima età) e il cartone animato di Heidi. I ricordi si perdono, ok, ma se sento la canzone della sigla cantata da Elisabetta Viviani, a 41 anni ancora il cuore mi si accartoccia.

  • La correlazione tra emozioni e ricordi è spiegata in maniera chiarissima (oddio, magari non per un bambino al di sotto dei nove anni ma tanto ormai sò quasi tutti geni -__-)  Si capisce l'importanza di creare delle "isole", macro aree popolate di ricordi importanti legati a temi fondamentali come la famiglia, l'amicizia o le passioni, e che queste siano mantenute in vita dalle emozioni.

  • Il film inizia con la nascita della protagonista, Riley, e termina con Gioia, Rabbia, Tristezza, Paura e Disgusto tutti intorno ad un nuovo dispositivo di comando, su cui loro agiscono per guidare i comportamenti di Riley, sul quale campeggia la scritta "pubertà"... vuoi che gli autori si perdano l'occasione di raccontarci a modo loro, in un sequel, un periodo fantastico, terribile, dannatamente importante come L'ADOLESCENZA :))) ???

domenica 16 agosto 2015

My hungarian days: quattro giorni pieni a Budapest.

Per vincere la presammàle da ritorno dalle vacanze e la malinconia del cielo grigio e piovoso che fa da tetto oggi a Roma, torno dopo un bel pezzo ad aggiornare il blog per raccontare qualcosa della mia trasferta a Budapest, città che non riesco a definire semplicemente "bella" perché, nei quattro giorni in cui l'ho visitata, ho avuto l'impressione che racchiudesse in sé tante contraddizioni.



Sono tornata a Roma con l'idea che, se avessi avuto alcune informazioni preliminari, me la sarei goduta ancora di più: questo, quindi, vuole essere un post di pubblica utilità... hai visto mai che chi legge volesse organizzare un viaggio a Budapest :)

Sfatiamo il primo mito: muoversi A PIEDI. Tutti quelli che ci erano stati, mi avevano detto: "Ah no, Budapest è piccolina... se c'hai l'alloggio in centro, ti muovi alla grande a piedi"... non avevano calcolato che nella settimana di ferragosto c'erano MILLEMILA GRADI SEMPRE. Pure di notte faceva un caldo assurdo, quindi muoversi solo a piedi era impensabile. I carnet di biglietti da 10 pezzi costano 3000 fiorini (300 fiorini valgono circa un euro, quindi costano 10 euro) e ci sembravano un affare: ERRORE!!! A Budapest PER OGNI VIAGGIO ci vuole un biglietto, quindi, per esempio, se devi prendere bus, tram e metro in un unico spostamento, devi obliterare tre biglietti.
I mezzi hanno un aspetto vecchiotto ma sono efficientissimi, pure di notte, però ad un biglietto a botta diventa un incubo!
Per farla breve, probabilmente con tutti i biglietti che abbiamo comprato avremo contribuito ad acquistare almeno un bus nuovo... la prossima volta, abbonamento da 72 ore (4.150 fiorini, circa 14 euro) o settimanale (4.950 fiorini, meno di 17 euro) e non se ne parla più (Budapest Card no, a meno che non si vogliano visitare tanti musei, cosa che noi abbiamo evitato, visto anche il tempo limitato a disposizione).

Purtroppo, la lingua estremamente ostica, perchè diversissima dall'italiano (gruppi consonantici a manetta pure nella parola più corta), insieme all'atteggiamento della maggior parte della popolazione locale con cui ci siamo interfacciati, ci facevano capire le cose sempre con molta difficoltà.

Specifico che è una mia sensazione, quindi un parere assolutamente personale, ma ho avuto quasi costantemente l'impressione che gli abitanti di Budapest ODINO i turisti e li considerino o polli da spennare (basta pensare a come arrotondano sempre alla grandissima dal fiorino all'euro... pagate sempre tutto in fiorini o con carta!!!) o rompicoglioni impediti con la loro lingua e la loro moneta (indimenticabile la cassiera del market h24 vicino al nostro alloggio, che, di fronte alla mia lentezza nel contarle i soldi per pagare qualche articolo, mi piglia lei i soldi di mano e se li conta da sola -__- ). Chiaramente, ci sono state delle piacevoli eccezioni, tipo l'addetta gentilissima che ci ha spiegato come si usavano le cabine alle terme Gellert.

Ecco, le terme sono davvero un'oasi di ristoro, con tutte quelle fantastiche vasche: noi siamo stati nelle due più famose indicate dalle guide, le Szechenyi e le Gellert.
Nelle Szechenyi 'na cambogia per capire come funzionassero, anche perchè sono grandissime, non ci sono indicazioni in inglese, nessuno ti si fila e, quando chiedi spiegazioni alle persone che ci lavorano, hanno sempre l'aria tra lo scocciato e il "ma che davvero non hai capito?" però sono terme che restano aperte fino alle 10 di sera e sono super caratteristiche, basti pensare ai vecchietti che restano per ore nelle vasche di acqua calda a giocare a scacchi, proprio come era scritto sulla Lonely Planet. Le Gellert sono meno grandi ma più organizzate e, soprattutto, hanno degli interni davvero splendidi (la foto dell'amica Annarita, autrice degli scatti più belli usati in questo post, rende giustizia :)


Adesso, però, veniamo alla parte MUSICALE, quella che più di tutte mi ha portato a scegliere e proporre Budapest e settimana di ferragosto come luogo e tempo delle vacanze di quest'anno: lo SZIGET FESTIVAL.



E' stata un'esperienza INCREDIBILE, faticosa e bellissima.

Faticosa perché, per esempio, il trenino metropolitano che ti porta all'isola di Obuda, dove si svolge il festival, è un ammasso di lamiera rovente, nel quale, per fare anche solo poche fermate, suderai in parti del tuo corpo che neanche credevi fossero capaci di sudare così tanto -___-

Faticosa perché ci sono, sì, gli alberi che si vedono nelle foto ma c'è anche polvere, tanta polvere, distese di polvere che ti si infilerà OVUNQUE (non potete immaginare cosa si è alzato quando, al concerto dei Kasabian, il cantante, con l'aria bastarda che lo contraddistingue, il chitarrista Sergio Pizzorno (quando ho scritto, ricordavo l'avesse detto Tom Meighan, poi sono arrivati i filmati su youtube :) ha iniziato a scandire: "Mosh-pit-mosh-pit-mosh-pit" (il moshpit è il cerchio in cui si forma il pogo).



MA... c'è un'atmosfera bellissima, di festa VERA. L'età media dei partecipanti è giovanissima, più vicina ai venti che ai trenta, ma tra il pubblico trovi di tutto, dal bambino all'ultra-cinquantenne. C'è una marea di gente, chiaramente vedi pure le zozzate tipo quello che vomita sotto l'albero con l'amico che gli regge la testa, ma in generale c'è una pulizia ed un'organizzazione che a Roma, e in Italia in generale, temo ci sogneremmo. Le file sono tranquille e ordinate, che si voglia andare in bagno o a comprare da mangiare (importante sapere che nulla verrà pagato in moneta ma ci si dovrà dotare di una carta da caricare di importo a piacere in appositi punti dislocati in tutte le zone del festival- io per fortuna avevo già letto questa info prima della partenza sul sito ufficiale della manifestazione, impossibile da navigare nei giorni in cui c'erano migliaia di accessi al minuto).

L'area su cui si svolge il festival è immensa, noi ne abbiamo visitato una minima parte perché siamo arrivati di pomeriggio, coi concerti già iniziati e il sole un pò più basso, ma penso che per godersela al meglio e scoprire tutti gli angolini con gli allestimenti più belli o le performance più interessanti (non ci sono solo i concerti sul main stage) sia utile passare un'intera giornata, tanto il biglietto per l'ingresso dura oltre 24 ore.

A proposito di main stage, i concerti son stati tutti super-carichi, da quello di Marina & The Diamonds (simpatica lei e la sua fantastica mise :) passando per quello dei Kasabian (dove il gioco si è fatto duro e solo i più motivati son rimasti tra la folla... infatti la compagnia mi ha abbandonato e ci si è rivisti solo dopo l'esibizione :)
Sicuramente un contesto così energetico e vivo spinge gli artisti a dare il meglio di sé... non vedo l'ora di rivedere i video su youtube!!!



Discorso a parte merita il dj-set di Avicii, che ha concluso le esibizioni sul palco principale (con mio sommo godimento, ho scoperto che allo Sziget i concerti più grossi non iniziano quando già ti sta calando la palpebra... i Kasabian hanno suonato alle 19.30 e Avicii alle 21.30).

Tra il divertito e il preoccupato, pensavo di essere diventata discotecara a quarant'anni ma non è così, visto che, per tutto il tempo in cui ho visto questo ragazzino svedese (perché questo è, senza tanti giri di parole, uno dei più famosi e pagati dj del momento) mettere i suoi dischi e sparare effetti speciali tipo i fuochi dal palco (roba alla Rammstein ma senza la potenza dei Rammstein), mi sono chiesta quale fosse la differenza di "gusto" tra il sentire questi pezzi in discoteca mixati da un dj qualunque piuttosto che di fronte ad un palco immenso messi da colui che li ha ideati.

Chissà cosa succederà l'anno prossimo e chi suonerà allo Sziget... magari sarà possibile ritornarci (però dalla mattina :) ... magari abbinando una serata in uno dei ruin pub del quartiere ebraico che, in questa vacanza, abbiamo visto solo da fuori!


sabato 20 giugno 2015

Entrare fuori, uscire dentro: la mia visita al Museo della Mente (S. Maria della Pietà, Roma)

Nelle ultime tre settimane ho trascurato il blog perchè ho fatto una marea di cose, tra cui giornate a Verona, Bologna e Ferrara nel giro di pochissimo (se volete un consiglio su posti dove mangiare bene o da vedere assolutamente al di là degli itinerari turistici "da cartolina", contattatemi... o, al limite, chiedetemi un post appòst :)

Alla fine, però, torno sempre nell'amata-odiata Roma, sempre impegnata nella scoperta e ri-scoperta di angoli, motivi, suggestioni per cui io possa dire a me stessa che è bellissimo stare in questa città così atrocemente faticosa.

Oggi pomeriggio la ri-scoperta è partita da un luogo che avevo visitato già qualche anno fa: il parco del Santa Maria della Pietà, a due passi dalla stazione di Monte Mario. Questo comprensorio è famoso perchè, in un tempo neanche troppo lontano, ha ospitato un manicomio. 

Il suo parco è bellissimo e "spettinato": sarà suggestione ma, complice l'acquazzone che era da poco caduto sulla città, come la prima volta in cui ci misi piede mi è sembrato un posto pieno di energia, inquietante e selvaggia come la natura che gli cresce dentro.


All'interno del parco, sorge il MUSEO LABORATORIO DELLA MENTE, che ospita una mostra permanente curata dai geniali creativi di Studio Azzurro: attraverso un percorso interattivo molto interessante, il visitatore compie un piccolo viaggio in alcuni aspetti della follia e del modo in cui nel passato recente la società le si è interfacciata (anche se confesso di non essere riuscita ad "animare" alcune delle installazioni del percorso, tipo il microfono posto davanti alla ripresa di una bocca. Tu dovevi parlare nel microfono e la bocca muta nello schermo avrebbe dovuto animarsi... avoja a parlà, la bocca nello schermo davanti a me rimaneva zitta -_-)



Questa frase è attribuita a Franco Basaglia ma, se si fa una ricerca su internet, pare che il padre "vero" sia Caetano Veloso e che questo sia il verso tradotto di una sua canzone.

Una delle esigenze che mi è sembrato emergesse più spesso nelle storie delle persone internate è quella di COMUNICARE: stati d'animo, pensieri, idee, sentimenti. Il pannello di cui vedete la foto sopra rappresenta una parte dei graffiti che un paziente del manicomio di Volterra (ex paziente del Santa Maria della Pietà) incise per CENTINAIA DI METRI DI MURO del manicomio usando solo una fibbia.

Una ricostruzione della "fagotteria", poveri involti dove restavano gli averi di chi veniva internato. 
Nella foto si vedono un libro, degli occhiali e, piccola piccola, una foto in bianco e nero di una donna al mare... ho pensato che quella donna, forse, il mare non lo ha visto più, dopo avere consegnato quella foto... mi è venuta una gran voglia di partire, vedere il mare, bermelo con gli occhi e restituirne un pò anche a lei, alla sua memoria, anche se a uno che passa mesi, anni rinchiuso, costretto, nulla e nessuno può restituire il tempo.


Ecco, confesso che riguardando la foto che pubblico qui sopra mi emoziono. L'ho scattata dallo spioncino di una porta che ricostruisce la stanza di un internato, una stanzetta dove ci sono solo un vaso da notte, un brutto letto con le cinghie per legarti se non stai buono ed una finestra che dalle sbarre ti fa vedere un'estate che esplode di luce e di colori e a cui tu non parteciperai. Se c'è l'inferno, io penso che possa avere esattamente questo aspetto.

Questo post è stato scritto ascoltando "Thinking in textures" di Chet Faker ma l'artista a cui ho pensato uscendo dal Museo, quello che aveva capito tutto, era De Andrè (e, prima di lui, Edgar Lee Masters).



Ancora per domani, dalle 9 alle 20, l'ingresso al Museo è gratuito (alle 17, tra l'altro, in una sala proiettano pure il documentario girato durante il tour europeo di Fabi -Gazzè- Silvestri, che non c'entra niente però è carino ed è sempre gratis). Se non ci andate, spero abbiate veramente una valida ragione.



martedì 28 aprile 2015

Crazy right now: qualche suggerimento fino al Primo Maggio.

Latitante da ormai parecchie settimane, in un mix tra stanchezza, pigrizia e desiderio di meno virtualità e più vita vera, torno al blog nel giorno in cui esce nelle sale italiane MONTAGE OF HECK, il docu-film su Kurt Cobain, che farà fare a nostalgici e curiosi un viaggio di oltre due ore nella vita del musicista di Seattle nato perdente e morto icona. 


Quando è stata annunciata l'uscita in sala, pareva che la programmazione a Roma sarebbe stata limitata al solo Moderno di piazza Esedra (che, infatti, ha fatto pagare il biglietto quanto quello di un concerto -_-). I distributori, nel tempo, avranno evidentemente fiutato l'affarone perchè il film sarà disponibile, in realtà, in un sacco di sale e chissà che non resti in giro oltre i due giorni stabiliti, cioè 28 e 29 aprile.



Curiosamente in contemporanea, torna in sala al Kino, dal 28 al 30 aprile, LA PAZZA DELLA PORTA ACCANTO, un documentario di una cinquantina di minuti sulla vita di Alda Merini, poetessa milanese simbolo della commistione tra follia e genialità (il problema sono i tanti folli che si sentono geni senza esserlo).


Altre iniziative, che ci condurranno dritti dritti al ponte del Primo Maggio (sperando che smetta di piovere...):

  • mercoledì 29: PFM @Teatro Olimpico (vecchi leoni che ancora j'ammollano, anche se questo è l'ultimo tour con lo storico chitarrista Franco Mussidda, che lascia la band dopo 45 anni - del resto "non c'è niente che sia per sempre", cantava il saggio Agnellone)
  • giovedì 30: SPIRITUAL FRONT @Black Out e inizio mostra fotografica "Dopo il diluvio - DAVID LACHAPELLE" @Palazzo delle Esposizioni, dove sarà visitabile fino al 13 settembre. LaChapelle ha fatto del kitch una forma d'arte: ricordo che andai a vedere la precedente, nel '99, e mi piacque moltissimo... pare che questa sia ancora più ricca!


Arrivati all'agognata festa dei lavoratori, se non siete impegnati in concertoni e concertini in giro per l'Italia (sperando che organizzatori e partecipanti al concerto di Roma e di Taranto smettano di fare la gara a chi ce l'ha più lungo, io me ne vado allegramente per la seconda volta al Primo Maggio dei Castelli, di cui vi parlai già l'anno scorso) e se il tempo regge, ci sono, per esempio, le visite guidate che molte associazioni programmano (spesso gratis) ai quartieri di Roma in cui la lotta alla bruttezza e al degrado passa anche attraverso l'uso della street art.

Torpignattara (foto di Giusy Vitale)

Tor Marancia (foto tratta da Romadvisor)

venerdì 7 novembre 2014

Come Quando Fuori Piove: suggerimenti su cosa fare restando a casa (ed essere felici lo stesso)

Cosa fare se hai un venerdì libero, avevi immaginato di fare cose bellissime all'aperto, tipo andartene in giro in uno di quei mercati fantastici che si tengono solo il venerdì dove si fanno affari d'oro, e invece ti tocca rimanere a casa a causa della pioggia?

Semplice: tiri fuori qualche suggerimento su ciò che di bello hai fatto tu al chiuso, nei tuoi momenti casalinghi di questi giorni, e lo condividi :)

Io, in questo periodo, sto leggendo (o, meglio, sto tentando di leggere) "Billie Holiday, la signora canta il blues": dico "sto tentando" perchè è un'edizione vecchissima, presa in prestito in biblioteca, dove il traduttore, per dare uno stile colloquiale al racconto in prima persona della vita della pòra Billie, la fa parlare IN TOSCANO e mi tocca leggere robe tipo "bellina" o "a modino"... non ce la posso proprio fare e, siccome il mio inglese è solo leggermente più su del livello "the cat is on the table" e leggerlo in lingua originale mi sembra poco alla mia portata, mi sa che accannerò la lettura, restituirò il libro e pace.

Prima di questo, però, ho avuto la fortuna di imbattermi in due libri BELLISSIMI, uno comprato e uno preso in biblioteca, letti uno di seguito all'altro, molto diversi tra loro eppure con qualcosa che li accomuna: "Perchè essere felice quando puoi essere normale?" di JEANETTE WINTERSON e "Dimentica il mio nome" di ZEROCALCARE.


Vi chiederete: cosa ci può essere in comune fra una scrittrice inglese ultracinquantenne, vincitrice di un sacco di premi e di onorificenze, ed il fumettaro trentenne, idolo di tutti i nerd, che ha reso famoso in tutta Italia il quartiere di Rebibbia?

Semplice: tutti e due, ognuno a suo modo, raccontano le loro origini e LA LORO FERITA in un modo talmente ONESTO e SINCERO da far battere il cuore e far venire le lacrime agli occhi ("perchè è solo un'emozione quella che ci muove", canta qualcuno)

Parlano entrambi, in questi loro lavori, di momenti difficili attraverso cui hanno fondato la loro identità ma, nonostante tutto il dolore che raccontano, riescono a non piangersi MAI addosso, ad essere ironici e a commuovere allo stesso tempo. Si parla, a volte, di fatti durissimi, specie nel caso della Winterson, ma il lettore non avverte mai un'idea di pesantezza, di "non ce la faccio ad andare avanti, mò mollo 'sto libro che c'ho già tanti problemi miei", anzi, si ha voglia di andare avanti, di tifare per loro, di scoprire come va a finire.

Ecco, io vorrei diventare COSI' quando parlo di me a qualcuno con cui voglio entrare in relazione.



Se, invece che un libro, cercate un disco, portatevi un pò di sole in camera, pure se fuori dalla finestra è tutto grigio, e ascoltatevi LEGAO (lo trovate pure su Spotify).

L'autore è ERLEND OYE, uno dei due componenti dei Kings of Convenience.

Prima di questa estate, sapevo a malapena chi fosse e non avevo mai ascoltato molto i KoC, ritenendoli troppo "mosci" per le mie orecchie.

Poi, per una serie di coincidenze fortunate, ho avuto il piacere di conoscerlo di persona e ho scoperto una persona interessante e davvero "solare". Mi ricordo di lui che, in macchina, mi parla (è norvegese ma conversa in un ottimo italiano... sicuramente meglio del mio inglese -__-) di quanto gli piaccia la musica d'autore italiana degli anni '60 e mi chiede: "A te che musica piace?", "Ah, no no, io niente anni '60, io ascolto roba nervosa, roba arrabbiata... un gruppo per tutti, i Nirvana" e lui, da sotto le sue lenti giganti, con un sorriso molto tenero: "Mmh, roba nervosa... arrabbiata... perchè?". Da quel giorno, anch'io, chiedendomi "perchè", penso a lui con simpatia e ascolto sempre roba da "vere dure" ma meno di un tempo.

In ogni caso, il suo disco è davvero gradevole e devo decidermi a scriverne la recensione, ché a Shiver Webzine m'avranno data per dispersa.



Manca un film da suggerire: l'ultimo che ho visto a casa, in streaming gratuito, è stato il terrificante "Shame" con Michael Fassbender. Pensavo di ridacchiare tutto il tempo e invece mi sono ritrovata con un magone pazzesco, guardando la storia di questo triste erotomane che ha rapporti sessuali ovunque e con chiunque ma non riesce a combinare niente giusto con l'unica donna con cui stabilisce un principio di relazione basata su qualcosa che non sia solo la carne.

Se vi va di sfidare la pioggia, fate due passi è andate al Nuovo Cinema Aquila, al Pigneto. Lì danno "LE COSE BELLE" di Agostino Ferrente e Giovanni Piperno, e, davvero, è l'unico film emozionante che ho visto negli ultimi tre mesi. Si esce dal cinema con un pò di malinconia ma basta documentarsi sulla pagina fb del film per capire che, per qualcuno, la storia può essere più a lieto fine nella realtà che nella fantasia.
Basta NON ARRENDERSI.

venerdì 1 agosto 2014

Le cose belle (e la Prenestina al centro del mondo)

Avrei voluto scrivere già da ieri sera ma in tv su Cielo davano un capolavoro della cinematografia cazzara, "The Rocker - Il batterista nudo", e mi son distratta.

Eccomi allora a scrivere di appuntamenti interessanti, il 99% dei quali - UDITE UDITE - non musicali.

Stasera, venerdì 1° agosto, c'è l'amato STEFANO BENNI per l'Eclettica Fest al Parco delle Energie, sulla Prenestina, che, dalle 22, legge "Cinque racconti sull'amore". Il parco è bello e ben tenuto, non ho capito bene se ci sia da pagare un ingresso per il reading (in ogni caso, non supererebbe gli 8 euro) e può essere una buona occasione per respirare aria buona e felice da quelle parti, visto che da poco si è saputo che il laghetto lì vicino, quello venuto fuori scavando per fare i lavori per un centro commerciale, non verrà cementificato ma destinato a fare quello che è: il lago :)

A questo proposito, girano su youtube dei filmati troppo belli del concerto che si è tenuto venerdì scorso proprio lì, nello stesso parco, con Assalti Frontali e Muro del Canto a sostegno del laghetto e di chi vuole una Roma più vivibile e "meno nera", per citare la canzone "Il lago che combatte", che racconta in maniera chiarissima la vicenda.


Nel titolo al post, scrivo che la Prenestina sta al centro del mondo, almeno in questi giorni, perchè davvero, a parte l'Eclettica Fest, c'è un gran bel fermento culturale in una zona che, di solito, è conosciuta solo per la movida con spaccio libero in zona Pigneto, per i binari del tram e per i palazzoni popolari e multietnici.

Da stasera, infatti, inizia in zona anche il PADIGLIONE LUDWIG FESTIVAL (se aprite il sito, parte l'Andante con moto di Schubert (grazie Shazam)... da lacrime agli occhi per quanto è bello), con uno splendido cartellone prevalentemente teatrale e ingressi a prezzi super-popolari (dai 5 agli 8 euro), considerato quanto caro costa andare a teatro (e le sòle che certe volte si pigliano).



Io, tra tutti gli eventi presenti, considero imperdibile "Ballarini" da "La trilogia degli occhiali" di Emma Dante, lunedì 4, ma - ad averci tempo e soldi - anche Moni Ovadia domenica 3 e Iaia Forte il 6 agosto.

Leggetevi la trama di Ballarini e ditemi se non vi sentite curiosi... io sì, tanto, e da sempre desidero vedere dal vivo qualche lavoro di Emma Dante senza mai riuscirci... questa, forse, è l'occasione!

Parlo di cose belle e davvero c'è un film che si intitola "Le cose belle", di Agostino Ferrente (lo stesso regista del film sull'Orchestra di Piazza Vittorio), che verrà proiettato GRATIS martedì 5 alle 18.30 al Complesso del Vittoriano, in occasione della mostra sull'Istituto Luce.


Sempre a proposito di cinema, giovedì 7, alla Città dell'Altra Economia, c'è la proiezione di "Profondo rosso", il classicone di Dario Argento, con le sonorizzazioni DAL VIVO dei Goblin, autori delle musiche originali del film. Il costo è 10 euro e secondo me sarà davvero da brivido, anche se la cosa che mi fa più paura è l'orario della proiezione, le 22, abbastanza improponibile per chi, come me, anche ad agosto si sveglierà ogni mattina - tranne che per qualche atteso giorno di ferie - prima delle 6 per andare a lavorare.

E di musica, direte voi, niente?

La musica, a Roma, ad agosto muore. Chi organizza concerti, lo fa altrove. Resta DIODATO gratis ad Ostia, sabato 9 agosto. Non lo seguo tantissimo ma devo dire che il report di 06Live sul concerto che ha tenuto a Villa Ada qualche giorno fa e il ringraziamento che l'artista fa al suo pubblico, fanno pensare a qualcosa di davvero intenso e speciale.

lunedì 14 luglio 2014

Non voglio crescere mai: appuntamenti fino al 18 luglio (e qualche dritta per i giorni a seguire)

Archiviato lo scorso weekend, con la doppietta di concerti Teho Teardo e Blixa Bargeld a Villa Ada venerdì e i Negramaro gratis a piazza del Popolo la sera dopo - un pò come cenare una sera col caviale e quella successiva col panino del Mc Donald's... ce pò sta (anche se io non assaggio un panino del Mc da circa 15 anni) - sono consapevole del fatto che, mentre io son qui a scrivere, a partire da stasera siamo di fronte, probabilmente, alle due settimane PIU' RICCHE di eventi dell'estate romana. 

Stasera, per esempio, suonano contemporaneamente in varie location a Roma Kraftwerk, Franco Battiato, i Tinariwen e gli Zen Circus (scava scava, potrebbero uscire anche altri nomi... ed è solo lunedì -__-)

Ok, questo luglio sembra più un tardo ottobre ma concerti all'aperto ce ne sono UNA MAREA, per tutte le ubicazioni, per tutti i gusti e per tutte le tasche. 

La consueta mancanza di pecunia, direttamente proporzionale alla stanchezza da sveglie all'alba causa lavoro, impone delle scelte ma, intanto, vediamo tra quali eventi :)

  • domani, martedì 15 luglio, DAMON ALBARN, in versione senza Blur, @Auditorium Parco della Musica (prezzi vari in base all'ordine di posto), GORAN BREGOVIC @Città dell'Altra Economia (18 euro) oppure EUGENIO FINARDI gratis alla festa di SEL a piazza San Giovanni (quest'anno pensando - immagino - di fare i simpatici, l'hanno chiamata Sel-fie ed ecco qua la festa che vince il primo premio per il nome più orripilante)
Finardi è autore di una bellissima cover di "Lasciami leccare l'adrenalina" (ne avevo parlato qui un pò di mesi fa) contenuta nell'edizione reload di "Hai paura del buio?" degli Afterhours... chissà se domani la canta (e chissà se io ce la faccio a sentirlo con l'ultima metro che parte alle 23.30 
-__-)


  • mercoledì 16: Stefano Bollani in versione "brasilera" @Auditorium

  • giovedì 17: gli ex CSI, in formazione con Angela Baraldi alla voce @CAE oppure CANZONIERE GRECANICO SALENTINO @Casa del Jazz (ci sono stata e l'hanno talmente snaturata, tra bancarelle e fumi di salsiccia arrosto, che la pizzica lì nel parco, alla fine, fa pure sorridere)

  • venerdì 18: NOUVELLE VAGUE @Villa Ada, 15 euro (autori di interessanti cover, che ci si immagina di ascoltare sulle rive del laghetto con un bel cocktail in mano :) oppure BOBO RONDELLI gratis a piazza San Giovanni. 
Ho visto in streaming da poco, a proposito di Rondelli, il docu-film che gli aveva dedicato Paolo Virzì qualche anno fa, un lavoro davvero bello e "di cuore", che dà molti spunti interessanti per capire meglio la poetica di questo cantautore ed il rapporto che lo lega a Livorno, la sua città.

Ascoltatevi la sua versione di "Non voglio crescere mai": quel suo "Quando i grandi fan la guerra/non voglio crescere mai/Coi bambini sottoterra/ non voglio crescere mai" mi mette i brividi anche ora che scrivo, colonna sonora perfetta e dolente alle immagini che ci stanno mostrando i tg a proposito dei bombardamenti su Gaza.



Nei giorni a seguire, non scriverò nulla nè andrò a nessun concerto, dico solo che ci sono ALMENO CINQUE concerti da segnalare (due - di artisti da me amatissimi - son pure nello stesso giorno... a voi la scelta): domenica 20 BOMBINO (mamma mia, bravissimo: che rosicata perderlo, costa pure poco) @Cae, martedì 22 CALIBRO 35 @Villa Ada, giovedì 24 gaLoni (che ha fatto un secondo album che mi è piaciuto davvero tanto, ne avevo parlato qui) gratis@Casa del Jazz, venerdì 25 CRISTINA DONA' con Isabella Ragonese @Villa Doria Pamphili oppure, la stessa sera, IL MURO DEL CANTO @Parco delle Energie, sulla Prenestina.

Perchè non ci sono in quei giorni? Perchè al mondo esiste ancora gente che, invece di lamentarsi per un mondo che non gli piace senza mai alzare un dito per cambiare le cose, si prende le ferie APPOSTA per vivere per sette giorni un'esperienza per molti aspetti faticosissima ma in cui le parole AMICO e GRAZIE assumono un significato profondo e reale. 

Vado in colonia con i ragazzi della Casa di Pulcinella Claudio De Santis